Il riassetto delle province secondo Alessandro Vigni
Su quest’ultima questione le soluzioni prospettate sembrano individuate in maniera tanto grossolana da non rendere plausibile che ad escogitarle siano stati tecnici/professori con ricca dotazione di titoli accademici e invidiabili curriculum.
Vorrei segnalare alle forze politiche che siedono in parlamento la possibilità di proporre una piccola modifica che toglierebbe il vin dai fiaschi ed eliminerebbe tante guerre di campanile facendo ricorso ad un vecchio sistema, che è quello della democrazia, purtroppo oggi un po’ in disuso.
L’ottimo sarebbe un referendum consultivo fra tutti i cittadini, ma anche se non si vuole attivare una procedura così ostentatamente rivoluzionaria, non si capisce perché, se ad eleggere gli organi amministrativi della nuove province saranno i Comuni che ne fanno parte, non debbano essere questi stessi a decidere il capoluogo.
Si potrebbe presentare, in sede di conversione del decreto, un emendamento che più o meno suoni così: “il capoluogo della province risultanti dall’accorpamento è stabilito da tutti Comuni che ne fanno parte. Nel computo dei risultati ciascun comune partecipa in rapporto al numero degli abitanti residenti”.
In questo modo si potrebbero sollecitare scelte che tengano conto di fattori di fondamentale importanza come la raggiungibilità del capoluogo, la dotazione di servizi e perché no, anche il riconoscimento del prestigio storico e culturale.
I risultati di tale procedura forse non sono del tutto prevedibili, ma di sicuro non saranno oggetto di astiose e defatiganti recriminazioni.
Si può sperare che i deputati ed i senatori della Toscana si facciano promotori di questa proposta?
Alessandro Vigni – Circolo Città Domani – Sinistra per Siena




