L’antica Pieve di Sprenna

Pieve di Sprenna

Pieve di Sprenna

di Augusto Codogno

SIENA. Questa è la storia di una importantissima ed antichissima Pieve che ha ormai perso da oltre duecento anni la sua funzione religiosa ed oggi è diventata un bellissimo agriturismo. Geograficamente è collocabile tra Ponte d’Arbia e Buonconvento, vicino a Serravalle e alla Cassia, dalla parte sinistra del fiume andando in direzione sud, su un vecchio tracciato che portava a Casale Sergardi, ma anche a Montacuto (una volta Montauto Joseppi) e ad Asciano. La sua posizione era davvero strategica, in quanto sulla sommità di una collina dalla quale si dominava contemporaneamente il corso del fiume Arbia e quello del fiume Ombrone. La pieve sorgeva in una località sicuramente abitata fin dal periodo etrusco.

Tutto ciò lo deduciamo da alcuni ritrovamenti fatti nell’ottocento, quando vennero alla luce dei resti di tombe proprio nella zona dell’ attuale complesso poderale che ha poi inglobato l’ antica Pieve. Uno dei reperti in particolare, suscitò l’attenzione dello storico Pietro Piccolomini che, nel suo saggio del 1905 (nel Bullettino Senese di Storia Patria), ne descrisse con particolare precisione le fattezze e al quale fu dato l’ appellativo di “Fibula di Sprenna”. Fibula” è il nome latino della “fibbia” o “spilla” utilizzata per assicurare le vesti alle spalle o alla vita. Anche nell’ “Atlante dei siti archeologici della Toscana”, curato dal Torelli, viene riportata questa scoperta (pag. 333). Si precisa inoltre che la fibula etrusca rinvenuta a Sprenna, va datata VI-V secolo a.C. e raffigura un leone.

Sprenna dunque, fin dall’antichità sorgeva su di un tratto viario importante e ciò ci viene confermato dal volume “Prime Comunità Cristiane e Strade Romane nei territori di Siena, Arezzo, Chiusi” di Alfredo Maroni nel quale si dice:

“…la vecchia strada romana passava dalla Pieve di San Lorenzo a Percenna a Buonconvento. Da qui proseguiva per le Pievi di S. Maria a Sperena e S. Cristina a Lucignano (val d’Arbia) e perveniva a Siena”.

La Pieve

Come ci suggerisce il Repetti nel suo celebre Dizionario Geografico e Storico dei luoghi della Toscana di metà 1800, la nostra località era un “Casale che deve il suo nome all’ antica Pieve di San Lorenzo a Sprenna”.. Per prima cosa occorre sgombrare il campo da alcune definizioni che ci potrebbero trarre in errore. Per esempio il nome di “Pieve di San Lorenzo a Sprenna in Serravalle”. L’attuale chiesa che porta questo titolo, e si trova effettivamente in Serravalle, gode ingiustamente di tale magnificenza, poiché la vecchia ed originale Pieve di S. Lorenzo, fu translata con decreto del Vescovo da Sprenna a Serravalle poco più di due secoli fa.

Un’altra importantissima precisazione riguarda il titolo o “intitolazione” che fu antecedentemente a quello di S. Lorenzo e cioè quello più antico dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, poi quello di Santa Maria e solo negli ultimi tre secoli di San Lorenzo Martire. Il trascorrere del tempo cambia le cose, i nomi, i luoghi, ma fortunatamente siamo riusciti a ricostruire la storia della Pieve di Sprenna, almeno nelle tappe fondamentali. Per nostra fortuna, e per chi fa ricerche storiche non è sempre scontato, la località di “Sprenna” dall’ XI° secolo ad oggi non ha cambiato nome, anche se in qualche pergamena ci sono delle sensibili varianti tipo “Sperena” o “Asprena”.

Dell’antica Pieve però oggi rimane solo un grandissimo podere (ora agriturismo), ma dentro al quale, se mai ci fossero dei dubbi, sono ancora visibili le colonne dell’ antica chiesa a strisce rosse e grigie (cotto e pietra) con i relativi capitelli. All’esterno, muri a scarpa di stile medievale e una lapide con stemma del 1601 che Girolamo Fanti, in quel tempo Pievano della stessa, pose a memoria del suo restauro terminato o iniziato in quell’ anno.

Il celebre Don Giuseppe Merlotti (1814-1899), le cui memorie inedite sulle Parrocchie Suburbane della Diocesi di Siena sono state recentemente pubblicate, ci dà di Pieve a Sprenna questa descrizione:Resedeva essa su di una crestosa collina posta tra il fiume Arbia e l’ Ombrone, circa mezzo miglio a greco distante dal ponte sul quale passa la via Regia Romana (Cassia), e dove tuttora vedesi se non l’antica chiesa, almeno un oratorio di più moderna struttura con una casa annessa per uso di una povera famiglia di coloni”.

Secondo il Merlotti dunque, a metà 1800, esisteva ancora una porzione di chiesa atta ad “Oratorio”, con (sempre dai suoi appunti) “un solo altare, sulla destra del quale vi era una lapide” posta dal medesimo e già citato Girolamo Fanti sempre nel 1601, anno del restauro. Pur non avendo rinvenuto all’ interno dell’ attuale fabbricato alcuna traccia della stessa, riteniamo la citazione molto più che attendibile, avendo ritrovato in Biblioteca Comunale di Siena, alcuni appunti scritti intorno al 1815 dal canonico Morelli (Biblioteca Comunale di Siena A VIII 1 – Citazioni e appunti del Canonico Giovan Battista Morelli). Questo prelato, (vedremo anche in seguito), nell’ anno 1797, ci descrive la lapide scomparsa, nello stesso identico modo in cui lo farà il Merlotti.

Secondo ambedue le testimonianze, nella lapide scomparsa vi erano scritte le seguenti parole:D.O.M. D. HIER. DE FANTIS. CANO. ECC. S. LAU. A RODULFO EPO SEN. IN. HO. S. IO. B. CONS. S. IO. EV. REF. CUR.”. Per esteso: “Dominus Hyeronimus de Fantis Canonicum Ecclesia S. Laurenti a Rodulfo Ephiscopo Senensi in honorem S. Johannis Baptistae, S. Johannis Evangelistae consecratam reficientam curavit anno domini 1601”, che tradotto: “Io Gerolamo Fanti Canonico della Chiesa di San Lorenzo consacrata da Rodolfo Episcopo Senese in onore di S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista e restaurata nell’anno 1601”. Se fosse stato effettivamente il Vescovo Rodolfo a fondare questa Pieve e di conseguenza a donarla ai Canonici di Siena, siamo senz’altro negli anni precedenti al 1100. Il Vescovo Rodolfo o Rodulpho, infatti, fu figlio del Conte Ildebrando che fu eletto intorno al 1072 come difensore della Chiesa Senese.

Sebbene non abbiamo traccia dell’anno esatto della fondazione, sappiamo che essa fu donata ai Canonici di Siena intorno al 1081 insiemi a numerosi altri beni. Queste notizie molto attendibili, provengono da citazioni di storici e studiosi (Pecci, Merlotti ecc…), ma il primo documento scritto, con il quale si nomina e si riporta su carta la sopracitata Pieve, è quello del 1189 (Bolla di Papa Clemente III del 20/04/1189), con la quale il pontefice confermò detta Pieve a “Bono o Buono”, Vescovo di Siena. Tale documento è citato pure nella “Storia del Vescovado” del Pecci a pag. 185.

Come tutte le Pievi, anche questa era “dotata” di beni mobili ed immobili che ne costituivano le rendite e tutti i poderi della sua giurisdizione (Pievania) dovevano corrisponderle le cosiddette “Decime”, vere e proprie tasse che consistevano in genere in derrate alimentari come grano, olio, vino, orzo. Tra i beni immobili di Pieve a Sprenna ci fu anche il famoso “Molino di Borgo d’ Arbia”, antichissima fabbrica molitoria che fu anche detto “Molino di Serravalle”.

Diverse pergamene ci parlano della “Pieve di Sparena” (ASS DAG –Marzo 1240) o anche “Pieve di Sperena” (ASS DAG – Dicembre 1240) oppure “Pieve di Aspreno” (ASS DAG – Novembre 1243). Molto importante anche quella contenuta tra le carte dell’ospedale del 1272 che ci fa conoscere che in quell’anno ne era pievano tal Ser Ranuccio e che la nostra chiesa era una “canonica”, governata da più sacerdoti e sotto la direzione di un “pievano o priore”. Lo stesso Ser Ranuccio è ancora Pievano nel 1277 (“Tuscia, le Decime degli anni 1274-1280” cit. pag. 111), quando S. Maria a Sprenna funge da collettorio delle decime pro-terra santa.

Nel 1285 (AAS Lib. XII Boll.) il pievano di Sprenna è Don Pietro del fu Guiduccio Malavolti con tale Ser Martino suo parroco e la chiesa è ancora intitolata a Santa Maria. Altri documenti ci parlano dell’elezione di un tale Vanni di Francesco nel 1300 e Messer Bonaventura che ne rimase pievano almeno dal 1307 al 1317. Nel 1317 è ancora appellata “Plebs de Sprenna” ed ha sotto di se diverse chiese come quella di Serravalle, quelle di Montauto Giuseppi, quella di Borgo Furello vicino a Buonconvento. Il suo pievano dunque può e deve ratificare l’elezione dei preti del suo comprensorio, come accade nel 1348 da parte dell’allora pievano di Sprenna, Don Berlinghieri degli Arzocchi.

Nel 1353 una controversia nata per l’elezione del nuovo pievano di Sprenna scomoda anche Papa Innocenzo VI che, con una Bolla del 28 Aprile del 1353 da Avignone, nomina l’ Abate di S. Eugenio a Monistero (Monastero vicino a Costafabbri) suo Legato Apostolico per trovare una soluzione.

Nel 1392 troviamo Ser Goro di Toro e nel 1409 (AAS Libro dei Titoli delle Chiese della Città e Diocesi di Siena) abbiamo un quadro definitivo di quella che fu la Pievania di Sprenna ed il territorio di sua competenza:

Plebes de Sprenna cum Capella de Serravalle”:

  • Ecclesia Sancti Andree de Monteagutulo (Montauto-Asciano)
  • Ecclesia S. Fabiani de Monteagutulo (Montauto-Asciano)
  • Ecclesia de Burgo Furello (Buonconvento)
  • Ecclesia Petri de Buonconvento (Buonconvento)
  • Ecclesia Germani de Monteagutolo Joseph (Montauto-Asciano)
  • Ecclesia S. Bartholomei de Casali (Casale Sergardi-Asciano)

Nel 1575, dalla Visita Pastorale di Monsignor Bossio, compiuta però dal suo delegato, il prelato G. Curzio, scopriamo che la chiesa era ora titolata a San Giovanni ed era retta da tale B. Benzi canonico della chiesa senese. Dallo stesso Benzi sappiamo che la guerra di Siena aveva pochi anni prima provocato molti danni in questa zona. Con le parole “è stato tutto diruto dalla guerra”, cercò di giustificare lo stato di degrado nel quale si trovava la pieve.

Nel 1601 la nostra pieve ha cambiato di nuovo titolazione ed è detta già di San Lorenzo .

Nel 1614 la Pieve di San Lorenzo a Sprenna viene dichiarata “Vicaria Perpetua” e da allora in poi, i preti di Sprenna furono resi dipendenti dal Vescovo di Siena. Sempre in questo giorno fu nominato il primo Vicario nella persona del Molto Reverendo Antonio Bartali, mentre nel 1674 ne curava le funzioni prete Giuseppe Maria Baccinetti.

Dopo la soppressione delle “Compagnie laicali e delle Congregazioni Religiose” per volere del Governo della Toscana (Decreto Reale del 6 Aprile 1785) si era liberata nel vicino castello di Serravalle la chiesetta della compagnia dei SS. Fabiano e Sebastiano.

Approfittando di questo, Monsignor Tiberio Borghesi Arcivescovo di Siena, con decreto del 28 Aprile 1786, deliberò che, fermo restante il Titolo di San Lorenzo, questa Pieve fosse trasferita nella chiesa del castello di Serravalle.

Così fu definitivamente translata la chiesa di Sprenna in Serravalle, dove tutt’oggi è, mentre l’antico edificio rimase come oratorio e cappella fino agli inizi del 1800, mentre alla fine di quel secolo nulla era rimasto a ricordare la sacralità della Pieve.

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