La (lunga) storia di Porta Tufi

E le mura che la congiungono a Porta San Marco

di Augusto Codogno

SIENA. Questa porta fu iniziata a fabbricare intorno all’anno 1325 ed il suo portale in travertino, sembrerebbe opera di Agnolo di Ventura. Nel 1327 non era ancora completata, come risulta dalle cronache senesi del Tura: “ E in questo tempo si compì di fare la bella Porta Nuova da Castello a Montone, la quale è detta e intitolata Porta a Santo Martino, e parte de la Porta a Tufi”. Anche il pezzo del circuito murario sul quale si apre, e cioè il tratto che va da Porta San Marco a Porta Romana (ex Porta San Martino o Nuova), sarà concluso solo molti decenni dopo. Nel 1346 infatti, ben 19 anni dopo la conclusione della porta scopriamo dalle cronache di Agnolo di Tura del Grasso, che tal Vannuccio di Meo di Baldicione “ebe dal comuno di Siena fiorini 200 d’oro per danno ricevè a una sua posissione posta a la porta Tufi per farvi su le nuove mura del comuno, di giugno”.

In particolare, il pezzo da Porta Tufi a Porta San Marco si concluderà il primo Giugno del 1415 ad opera del Maestro Lorenzo della Pietra, con tanto di inaugurazione e merenda da parte dei “Quattro di Biccherna” e del loro seguito “con buoni polli e buoni capretti e buoni vini” (Cronaca Paolo di Tommaso Montauri). Dunque le mura che si ricongiungevano a quelle della Valle di Montone furono terminate successivamente alla porta. Nel 1355 aveva il compito di difenderla la Compagnia Militare di Porta all’Arco insieme a quella di S. Agata: “Societatis Portae Arcus interioris e S. Agatae” (Cronache S. Tizio ad annum 1355). Ma di Porta Tufi si parla anche anteriormente alla data del 1325, anno in cui le fonti ufficiali collocano la sua costruzione. Secondo la commissione “Pro designazione fienda de porti et fossis novis” del 1247, già in quell’anno si erano scavate le sue fondamenta e nel “Constituto” volgarizzato (1309/1310), si ordina di “seliciare la via da porta Tufi”.

Con molta probabilità, una porta con questo nome, era indicata ed esisteva non molto lontano dal luogo ove oggi è ubicata e faceva parte di un circuito difensivo a protezione della più importante Porta all’Arco, che era l’antica porta d’ingresso alla città vecchia e alla zona di Castelvecchio. Con la costruzione della nuova, questa perse importanza e assunse l’idioma di Arco e poi di Arco di S. Agostino. La vecchia Porta Tufi, come è accaduto per altri ingressi, doveva costituire una specie di antiporto che si apriva su una struttura muraria difensiva a protezione della più importante e solida porta interna. Queste strutture murarie venivano chiamate “Castellacce” e ne abbiamo antica testimonianza anche dal cronista denominato “Anonimo Senese”, relativamente all’ anno 1258: “QUANDO SI FECENO LE CHASTELACCE NE’ BORGHI DI SIENA . ANNO DOMINI MCCLVIII. E al tenpo di Bonifazio da Bolognia, potestà di Siena si fece la chastelacia a Chamolia e a sancto Vieno e a la porta Tufi, e cominciossi a cresciare la Città”.

A riprova di quanto asserito è l’antico nome della Via che da Porta all’Arco scende al Cimitero della Misericordia e che era detta “Strada delle Castellacce di S. Agata”. Con S. Agata si indicava la scomparsa Chiesa (nota già nel 1213), presente nella parte bassa della collina dal lato di via di Fontanella, dove si riuniva l’omonima Compagnia Militare e che fu poi inglobata dalla basilica di S. Agostino.

Anche Girolamo Gigli, nel suo celebre Diario (Parte Seconda edizione del 1854), ci dà alcune precisazioni in proposito e ci indica come i religiosi “Romitani di S. Agostino” erano radicati da tempo remoto nello stato senese, ma non avevano in città una loro Basilica. Così….”finalmente avendo comperato per 220 lire un pezzo di terra con vigna, e due case l’anno 1258 da Pietro, Jacomo e Andrea fratelli, e figliuoli di Cristofano posti nel Poggio detto di S. Agata, e con altro nome la Castellaccia; quivi fabbricarono il nuovo Convento colla Chiesa, che non fu terminata alla maniera, in cui ora si vede, prima dell’anno 1485, e fu poi consegnata da Monsignore Ascanio Piccolomini a’ 22 di Ottobre 1634. La Chiesa e Cura d’anime, era titolata di S. Agata, perché tale si era il nome della Parrocchia antica, e del luogo, ove ora è fabbricato il Convento, come si è detto”.

Con il toponimo “Tufi” invece, possiamo ricordare, che la medesima strada citata come “strada delle castellacce”, giungeva in una località che fino alla fine del 1800 si chiamava ancora “I Tufi” ed era distante meno di due miglia dalla città. Probabilmente da questo luogo e dalla strada che da Siena vi giungeva, presero il nome sia la Via che la porta.

Nel Luglio del 1552, entrarono da Porta Tufi Enea Piccolomini e Giovanni Benedetti che, con un nutrito esercito di fuoriusciti, vennero a sostegno dei cittadini ribellatisi al giogo ispano-mediceo. Grazie alla sommossa ed all’aiuto di queste truppe, i senesi riuscirono a cacciare i nemici ed a riprendersi la libertà, anche se per pochi anni ancora. Una targa sul muro di Porta Tufi, fu posta di recente a ricordo di quell’eroica impresa.

L’ultima ristrutturazione che ha interessato questa edificazione nel suo complesso, risale al 1932 e fu terminata nel 1935 riportando agli antichi fasti ed all’ originale splendore l’ingresso ed il complesso difensivo che lo circondava. Porta Tufi, nelle sue fattezze architettoniche ricorda molto Porta San Marco, che, non lontano da qui, fu costruita poco dopo.

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