La leggenda di re Giannino, il senese che sfiorò il trono di Francia

Un’antica leggenda narra le rivendicazioni di un mercante senese a metà del secolo XIV

Chiesa di Sant'Andrea in via Montanini a Siena

di Augusto Codogno

SIENA. (Prima puntata).

Mi capita sempre più spesso, quando compio indagini ed approfondimenti storici su argomenti avvolti nel mistero, che salta sempre fuori una piccola o grande verità. In questo caso specifico, quello che sembrava un racconto puramente inventato e distante anni luce dalla fondatezza, si è svelato invece straordinariamente vero e con notevoli riscontri. Alla fine di questo approfondimento non sarà ancora chiaro se questo Giannino fosse effettivamente un discendente del re di Francia, (come lui sosteneva), ma certo è che fece di tutto e di più per rivendicarne il trono.

Della sua vicenda scrissero molti eruditi, senesi e non, antichi e moderni, dal Tizio a Girolamo Gigli, dal Maccari a Tommaso Agazzari, dal De Angelis al Cagliaritano, dal Prunai al Callegari, dal Benvoglienti a Tommaso di Carpegna Falconieri (2005)ma soprattutto la sua vicenda venne accennata da Benvenuto da Imola, primo commentatore di Dante e contemporaneo di Re Giannino. La vicenda ha dell’incredibile perché correlata di avvenimenti più vicini al romanzesco che alla storia, più adatti alla trama di un film d’azione che ai fatti provati. Basti pensare che tutto nasce da uno scambio di neonati in culla e dalle testimonianze di una donna che potrebbe essersi inventata tutto di sana pianta. Dunque non si faccia caso se molti di coloro che se ne sono occupati fino ad oggi non hanno mai nascosto un certo scetticismo, almeno sulla prima parte di questa incredibile storia.

Il tutto ha inizio il 15 novembre 1316 quando nacque a Parigi Giovanni I detto il postumo . Egli era il figlio del re capetingio Luigi X e di Clemenza d’Ungheria . Il padre era da poco morto e non vide mai suo figlio Giovanni (detto appunto il postumo), quello avrebbe dovuto sostituirlo nel trono di Francia. Ma il piccolo Giovanni morì in circostanze misteriose cinque giorni dopo la sua nascita (20 novembre 1316) e fu sepolto nella basilica di Saint Denise. Dopo la morte del re il trono era retto temporaneamente dallo zio Filippo V, che poi, dopo la prematura morte dell’infante, divenne il re di Francia a tutti gli effetti. In molti alimentarono il sospetto che fu proprio Filippo V a far uccidere il piccolo Giovanni per salire al trono legittimamente.

Anche la regina Clemenza, vedova ed incinta del futuro re, nutriva forti sospetti su una probabile congiura ai danni del nascituro e appena avvenuto il parto aveva scambiato in culla il piccolo Giovanni con un infante di origini senesi, figlio di un Baglioni che in Francia era andato ad operare per conto dei Tolomei . Dunque a morire fu in realtà questo bambino e non il vero erede al trono. Guccio di Mino di Geri Baglioni, personaggio realmente esistito, fu un mercante senese rappresentante a Neaufle sur l’ Eure della compagnia senese della famiglia Tolomei .

La lontananza da Siena e dalla famiglia lo fecero innamorare di una certa Maria, figlia di un nobile francese, signore di Carcix che sposò segretamente. Rimasta incinta la nuova sposa , il matrimonio segreto venne alla luce e Guccio, per sfuggire all’ira del padre di Maria, fu costretto a rientrare in Italia. Maria invece venne internata in convento ma, grazie alla regina Clemenza, fu introdotta a corte come futura nutrice del Re di Francia che sarebbe nato contemporaneamente a suo figlio. Fu lei che accettò ed operò lo scambio dei neonati e che poi, per paura di ritorsioni, ne tenne il segreto per moltissimi anni.

Guccio Baglioni intanto, tornato in Italia ed ignaro che suo figlio era stato scambiato, chiese ed ottenne che il piccolo venisse a Siena per farlo crescere ed educare. Così avvenne. Giannino (Giovanni) Baglioni ben presto cominciò ad inserirsi nel mondo del commercio e della mercatura ed aprì un proprio banco c ollegato con quello dei Tolomei ( suoi parenti ). Il giovane si era nel frattempo sposato con Giovanna di Niccolò Vivoli, nipote di un fra’ Tofano, procuratore della “Domus Misericordiae ” di Siena. Dopo la morte della sua Giovanna nella pestilenza del 1348, si ri sposò con Necca di Vanni di Gello .

Egli ricoprì diversi incarichi nella Siena del tempo, istituzionali, politici e civili. La documentazione senese ci conferma infatti che Giannino fu nel 1342 procuratore della Misericordia e nel 1343 camerlengo della stessa confraternita. Nel frattempo che l’ignaro Baglioni viveva la sua vita a Siena, in Francia Maria di Carsix in punto di morte (1345) aveva deciso di rivelare il suo segreto e fornire alcune prove tangibili ai frati agostiniani Giordano e Antonio, frequentatori della corte francese che a loro volta ne avevano interessato alcuni alti funzionari.

Le ricerche per rintracciate il Delfino di Francia, con molta probabilità, non furono effettuate per non inimicarsi il re o comunque, come accadde ad alcuni funzionari che si recarono a Roma per il Giubileo del 1350 e che dovevano cercarlo, non ottennero nessun risultato. Nonostante questo alcune lettere ufficiali furono recapitate dai frati francesi ai senatori romani ed al rettore della commenda di Altopascio (Ordine Ospedaliero con filiali in tutta europa , compresa Siena) affinché si adoperassero in questa missione.

Intanto la vita di Giannino Baglioni, lanaiolo e nipote di Salomone Tolomei procedeva a gonfie vele in Siena dove ormai il giovane era divenuto una persona importante e stimata. Alla fine del 1349, proprio in occasione del Giubileo, Giannino era stato nominato procuratore, sindaco e rappresentante della “ Compagnia dei Battenti o Disciplinati ” che si riuniva nel nuovo ospedale di S. Onofrio presso la chiesa di S. Andrea (ASS, Diplomatico Patrimonio Resti Ecclesiastici, Compagnie, 1349 novembre 8). La chiesa e l’ospedale di cui parliamo sono ancora oggi ubicati nel medesimo posto del nostro centro storico, all’inizio di via Montanini. In particolare l’ex ospedale, che poi divenne oratorio, è quello quasi adiacente alla chiesa, davanti alla via denominata del Sasso di San Bernardino e dove oggi si pratica il culto ortodosso per i molti immigrati provenienti dalla Romania e dai paesi dell’est. Passato il Giubileo, Giannino ancora non era venuto al corrente dei fatti che di qui a breve gli stravolgeranno la vita.

Frate Antonio, depositario di tutto il materiale comprovante lo scambio dei neonati, decise nel 1354 di recarsi in Italia per cercare lui stesso il vero re di Francia, ma cadde ammalato in quel di Porto Venere. Prima di morire riuscì tuttavia ad inoltrare tutti i suoi documenti comprovanti le origini del Baglioni a Cola di Rienzo da poco divenuto tribuno romano , che li ricevette il 6 settembre 1354. Il tribuno riuscì a rintracciare Giannino a Siena (sembra in quel momento ricoprisse un importante incarico nel governo senese) e gli inviò una o più lettere per invitarlo a recarsi a Roma. Una di queste, non sappiamo se sia la prima, è certamente quella del 18 settembre 1854. Alcuni studiosi sostengono che Giannino Baglioni non avesse creduto a precedenti inviti verbali di Cola di Rienzo e ne avesse preteso uno scritto.

La lettera esiste ancora conservata e trascritta e fu pubblicata nei secoli scorsi in numerosi libri.

Certo fu anche il viaggio a Roma intrapreso da Giannino che si fece accompagnare in quella visita dal suo notaio Andrea Guidarelli. Una volta giunto faccia a faccia col tribuno fu messo al corrente dei fatti che lo riguardavano e d ebbe copia di tutta la documentazione comprovante la sua vera origine regale. Cola di Rienzo gli promise il suo appoggio politico e lo esortò ad intraprendere un viaggio nelle principali corti europee per ottenere giustizia ed il riconoscimento ufficiale del trono di Francia. Avrebbe cominciato recandosi a Montefiascone dove si trovava in quel momento il Cardinale di Spagna e poi ovunque , anche ad Avignone dal Papa (Innocenzo VII).

Mentre Giannino si recava a Montefiascone un colpo di stato a Roma destituì Cola di Rienzo ma, poco prima che venisse ucciso, un’altra lettera del 7 ottobre 1354 fu da lui inviata a Giannino Baglioni. Anche questa è ritenuta originale e reca la sua firma che è stata oggetto di prova calligrafica: “ Nicholòcavalieri del Popolo di Roma, per l’Apostolica Sedia de la Città santa senatore illustre, sindico, capitano e difensore si raccomanda. Dal Campidoglio, adì VII d’ottobre 1354 ”.

Anche questa costituisce una enorme prova che la nostra non fu soltanto una leggenda.

Tra le righe Cola di Rienzo ( Nicholò ) ribadisce e sprona ancora una volta Giannino a perseverare nella sua impresa “ che voi siete veramente re di Francia e vero figliuolo de lo re Luigi primo, nato de lo re Filippo el Belle; e la madre vostra fu Madama la reina Clementia figlia di Carlo Martello, el nome vostro a le fonti del battesimo fu Giovanni, e pertanto non vi schomentate , ché certo siate che in ce rto termine voi sarete re e sig nore di Francia, e dico che ogni persona d’esso reame a voi sarà soggetta ”.

(1 – Continua)

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