Rinnovato l’invito alle amministrazioni ad approvare mozione a sostegno trasparenza cibo: + 20% importazioni prodotti agricoli in Toscana danneggiano imprese e mettono in pericolo la salute dei cittadini
TOSCANA. Entrano stranieri, escono toscani. La battaglia per modificare il “meccanismo” del codice doganale dell’Unione Europea – in particolare l’articolo 60 – che consente a grano, latte, frutta, verdura e altri prodotti agricoli esteri di diventare pane, pasta, formaggi, prosciutti e marmellate Made in Tuscany con semplici lavorazioni nel nostro Paese, riguarda ogni singolo cittadino. Conoscere la provenienza degli ingredienti che finiscono nel piatto è il modo più efficace, immediato ed economico per tutelare la salute dei 3,6 milioni di toscani.
“Non siamo di fronte a un miracolo né a un merito conquistato sul campo: è il frutto di un inganno reso possibile da una normativa. La modifica del codice doganale non è più rinviabile, così come l’obbligo dell’origine in etichetta per tutti gli alimenti venduti nell’UE: due battaglie sostenute da un milione di firme, dal Consiglio regionale – l’unico ad aver approvato una mozione all’unanimità – e da numerose amministrazioni locali” rilancia da Palazzo Rospigliosi la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani dove stamani insieme al direttore regionale, Angelo Corsetti alla responsabile di Donne Coldiretti, Michela Nieri e la segreteria del movimento, Olivia Fossi hanno partecipato alla consegna di 1 milione di firme al commissario nelle mani del Commissario Ue per la Salute Olivér Várhelyi. L’obiettivo dell’iniziativa popolare – migliaia le firme raccolte anche in Toscana – è tutelare trasparenza e salute attraverso l’etichettatura d’origine obbligatoria sui cibi in commercio in Europa e la riforma del Codice doganale. Due risultati che consentirebbero di superare le attuali distorsioni date dall’ultima trasformazione sostanziale e restituire agli Stati membri la possibilità di definire con chiarezza la provenienza dei prodotti.
E’ in questo scenario che Coldiretti Toscana ha colto l’occasione per rinnovare a sindaci e amministrazioni di arrivare quanto prima l’approvazione dell’ordine del giorno nei rispettivi consigli comunali per impegnare Governo e Parlamento ad aprire un confronto europeo non più rinviabile sulla revisione delle norme sull’origine. L’invito arriva a pochi giorni dal blitz di 10 mila agricoltori – 500 dalla Toscana – al valico del Brennero, principale porta di ingresso di materie prime e semilavorati stranieri. Un’azione che ha evidenziato l’urgenza di garantire trasparenza lungo tutta la filiera alimentare, contrastando anche la diffusione dei cibi ultra-formulati. Ancora troppi prodotti sugli scaffali restano anonimi: verdure surgelate, succhi di frutta, conserve, sughi, biscotti, pane, insaccati, legumi in scatola, piatti pronti, marmellate, snack, gelati, oli vegetali e molti alimenti multi-ingrediente non riportano l’origine. Solo nell’ultimo anno le importazioni di prodotti agricoli in Toscana hanno superato i 500 milioni di euro, con un aumento del 20% secondo Istat.
“Il sostegno dei Comuni, che rappresentano direttamente i cittadini, è fondamentale per portare al centro del dibattito europeo il tema dell’origine degli alimenti e della revisione del codice doganale. Trasparenza e origine sono leve decisive per un’agricoltura di qualità, sostenibile e distintiva come la nostra, che così può recuperare reddito, occupazione e competitività. – conclude Cesani –. Modificare questa norma significa tutelare gli agricoltori, che il commissario ha definito i guardiani della salute, difendere il patrimonio agroalimentare e garantire chiarezza ai consumatori”.
Per informazioni www.toscana.




