Il calciatore ricordato dall'ex provveditore Enzo Martinelli
SIENA. Nelle periferie di Milano in alcune classi di scuola media, agli inizi degli anni ‘90, la frequenza scolastica degli alunni, dopo il primo trimestre, quasi si dimezzava. Erano gli istituti che raccoglievano i figli degli immigrati, dei nomadi, dei disabili, insomma dei poveri. I genitori che “stavano meglio” portavano i figli nelle scuole più vicine al centro.
Il cardinale Martini segnalava “il cumulo delle povertà” anche nella scuola dell’obbligo e ammoniva i meneghini a “tenere insieme” i ragazzi almeno a quella età, nella quale il colore della pelle, la religione, i costumi e il censo non erano percepiti dagli interessati come elementi di divisione.
Come recuperare gli “abbandoni scolastici”? Per educare non ci sono ricette precise. Ci vuole passione e fantasia. Milly Moratti, la moglie di Massimo, già presidente dell’Inter, mi suggerì di portare al mattino in quelle classi disperate alcuni giocatori delle due grandi squadre milanesi. La curiosità avrebbe indotto alcuni ragazzi a frequentare le lezioni. L’idea fu sperimentata e messa in atto dai miei collaboratori del provveditorato agli studi e Franco Baresi fu uno di quelli (insieme a Beppe Bergomi e tanti altri), che si prestarono a realizzare il tentativo di riportare in classe… gli assenti. L’iniziativa ebbe buoni risultati anche se era difficile consolidare l’esperimento nel lungo tempo.
Fu così che conobbi il grande difensore del Milan e della Nazionale di calcio. Un uomo educato, schivo e (quello che più mi colpì) timido. Lo avevo visto tante volte sul terreno di San Siro deciso, sicuro, forte, autorevole. Talvolta perfino duro. Ricordo una partita col Verona. Baresi si mise a centrocampo e per tutto l’incontro sbarrò la strada ai contropiedisti dei veneti con interventi che a me sembravano da sanzionare. Al riguardo espressi la mia considerazione ad Azelio Vicini, l’allenatore della Nazionale di calcio, che era seduto accanto; lui mi rispose: “I grandi giocatori hanno sempre la protezione degli arbitri. Falli fischiati ad altri a loro vengono perdonati”.
Se lo proteggevano i “giudici arbitri in terra”, figuratevi come lo accoglie a braccia aperte Iddio, nell’ultimo viaggio accompagnato dal meritato affetto e dal mesto ricordo di milioni di appassionati calcio!
Enzo Martinelli (°)
(°) Provveditore agli studi di Milano dal 1989 al 1995
(°) Nella foto: Martinelli con Franco Baresi e Cannavò, direttore della Gazzetta dello Sport




