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Il fuoco che ti porti dentro. Il magnetismo claustrofobico delle madri ingombranti

di Paola Dei
 
SIENA. Presentato in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il 9 settembre, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis si rivela un’opera viscerale che scava nelle complessità più tossiche ed esagerate dei legami familiari.
Il cuore pulsante del film è la figura materna. Se in ogni cultura ed area geografica possono esistere madri ingombranti, quelle napoletane – ed Angela in particolare – sembrano possedere una scintilla diversa, un vero e proprio “fuoco dentro”. A dare corpo e voce a questa figura eccessiva c’è una Vanessa Scalera immensa, dotata di una capacità espressiva devastante. L’attrice compie un’operazione straordinaria: entra deliberatamente nei cliché e negli stereotipi della “napoletanità” più teatrale e urlata, ma anziché caderne vittima, li sciorina con una maestria tale da decostruirli, restituendo un ritratto drammatico, sfacciato e ferocemente autentico.
La vera forza del film risiede nella sua grammatica filmica. De Angelis sceglie di racchiudere l’azione prevalentemente all’interno di una stanza chiusa, un appartamento milanese che si trasforma rapidamente in un ring teatrale. Questa scelta stilistica genera una forte sensazione di claustrofobia visiva, che riflette perfettamente il soffocamento emotivo delle relazioni tra la madre e i figli (interpretati magistralmente da Lino Musella nei panni del figlio Antonio, schiacciato dal peso materno, e da un cast in stato di grazia). Ad arricchire la tensione in questo spazio ristretto si unisce un Tommaso Ragno eccellente, capace come sempre di rubare la scena e aggiungere ulteriore densità psicologica a un microcosmo familiare già sull’orlo di una profonda crisi. 
Affiancano Vanessa Scalera anche Elena Radonicich, Ivana Lotito, Tony Laudadio, Nicole Malaj e Samuele Mazza. Tratto dal romanzo di Antonio Franchini, 
Il fuoco che ti porti dentro non cerca la quadratura del cerchio o una facile riconciliazione: è un film claustrofobico, a tratti disturbante, ma sorretto da interpretazioni monumentali che lasciano il segno anche dopo la fine della proiezione.
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