I sindacati preoccupati dalla situazione cercano di compattare i vari soggetti coinvolti
SIENA. Al tavolo regionale per la vertenza Beko si sono seduti i sindacati, il presidente di Sviluppo Industriale per Siena e come auditore Simone Bezzini. Peccato che non fossero presenti la multinazionale turca e l’advisor Sernet, ovvero gli interlocutori più importanti. Il segnale è stato interpretato negativamente dalle organizzazioni sindacali, preoccupate anche dei numerosi punti da definire rimasti sul tappeto.
Il presidente di Sviluppo Industriale per Siena, Domenico Turini, ha però annunciato che a breve partiranno i bandi per raccogliere manifestazioni di interesse concrete per viale Toselli. Ma ad oggi non ci sono nomi di soggetti industriali interessati, mentre rimane tra le ipotesi attive quella della suddivisione in più moduli, qualora non si trovasse un unico investitore.
“Dopo l’incontro del 28 aprile al Ministero, la commissione sarà nuovamente convocata: in quella sede ci aspettiamo la presenza di tutti gli attori per chiarire i passaggi e capire come procedere in modo concreto e rapido verso la reindustrializzazione del sito”, sottolinea Massimo Martini (Uilm).
Spiega Giuseppe Cesarano (Fim Cisl): “Restano diversi nodi da sciogliere: il principale è che ancora non c’è un soggetto industriale. Il piano di sviluppo per Siena è stato accennato, ma le risposte non sono ancora sufficienti rispetto alle aspettative dei lavoratori. Non sono emerse novità sostanziali: resta evidente che, finché non ci sarà un soggetto industriale ben definito, sarà difficile anche avviare una programmazione concreta.
Presente anche il Comune di Siena, che ha fornito alcune risposte, seppur ad oggi non ancora esaustive.
Siamo ora in attesa del tavolo del 28 aprile: saremo a Roma al Ministero e auspichiamo che in quell’occasione possano emergere elementi di novità sostanziale”.
E per Daniela Miniero (Fiom Cgil) “serve una vera cabina di regia tra tutti i soggetti coinvolti per individuare un investitore che presenti un piano serio e completo, capace di garantire l’intero perimetro occupazionale, cioè tutti i 299 lavoratori coinvolti”.




