Wall Street non si piega né al virus, né tantomeno alla debolezza dei mercati europei che accusano le difficoltà della Gran Bretagna sia epidemiche (mutazione del virus), che politiche (accordo sulla Brexit sempre più difficile).
I listini americani sfiorano perdite fino a due punti percentuali in apertura, ma poi recuperano progressivamente quasi tutto il calo iniziale.
Il bilancio finale vede lo S&P500 in calo dello 0,4%, il Russell 2000 flat, ed il Nasdaq a -0,1% appesantito da Tesla (-6%). Chiude in lieve incremento (+0,1%) solo il Dow Jones.
Si impenna, invece, la volatilità, con l’indice VIX che inizialmente supera anche quota 30 punti (+35%) per chiudere poi a quota 25,5 (+16%).
Il mercato ignora inizialmente anche l’accordo bipartisan raggiunto nel weekend per un nuovo stimolo fiscale a favore di famiglie ed imprese per 900 miliardi di dollari.
Mercato obbligazionario che chiude quasi invariato con il rendimento del Tbond che cede un punto base allo 0,93%, ribaltando un’apertura fino allo 0,88%.
Il ritorno di una fase di risk-off ha provocato notevoli oscillazioni anche sul dollaro che è risalito inizialmente fino a 1,215 nei confronti della moneta unica per chiudere quasi invariato a 1,225.
Seduta negativa anche per tutte le principali materie prime, ad eccezione dell’argento (+1%) che prosegue nel suo rally da diverse sedute.
In difficoltà, per la prima volta dal alcune settimane, il petrolio che cede tre punti percentuali chiudendo sotto i 48 dollari al barile attenuando un affondo nella mattinata fino a $46,25 (-6%).
Fonte MarketInsight





