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“Astor, un secolo di tango” al Teatro dei Rinnovati

Un concerto di danza dedicato al re del bandoneon

di Giulia Tacchetti

SIENA. Quando lo spettatore entra dentro la rappresentazione, nasce quello stato emozionale che lo rende più leggero e felice, perché per un attimo dimentica i piccoli o i grandi tormenti della vita quotidiana. Questa tregua è un dono che solo uno spettacolo così può offrire in quanto nasce da un mix di musica, parole, poesia, ballo, corpo, insomma da tutte le arti sceniche. Il regista Carlos Branca, argentino e profondo conoscitore di Astor Piazzolla, ha realizzato insieme a Luciano Carratoni (concept) una sorta di biografia dell’artista argentino attraverso tappe musicali che si legano alle esperienze fatte nelle varie città visitate, da New York a Parigi, per poi ritornare a Buenos Aires. “Le risposte non sono qui, in Europa, ma là in Argentina… musica o tango?… musica classica e tango. Io sarò profeta nella mia terra”. Così recita la voce narrante (Vincenzo Bocciarelli, particolarmente coinvolgente nel suo ruolo). L’artista mescola il tango tradizionale con linguaggi musicali diversi, dal jazz / blues , chitarra e basso elettrici, batteria, sassofono, organo Hammond, alla musica classica, violino, pianoforte. Piazzolla rivoluziona il tango, nuevo tango, trasformandolo da musica d’accompagnamento per il ballo a musica d’ascolto da camera e da concerto, nobilitandolo come forma d’arte. Non sempre fu capito in patria, dove fu accusato di aver tradito la tradizione, contaminandola con la musica elettronica, ma fu molto apprezzato nel resto del mondo. Durante lo spettacolo emoziona percepire l’influenza dell’organo di J.S. Bach, ma anche della musica di Antonio Vivaldi. Infatti nel 1970 l’artista argentino scrisse “Las cuatro estaciones portenās”. Inevitabile il confronto con le Quattro stagioni: dai colori di Venezia e del suo entroterra all’atmosfera ed agli odori del porto di Buenos Aires.

Nel panorama della musica leggera va ricordata la versione riarrangiata, di grande successo, della cantante Grace Jones “ I’ve seen that face before” , di “Libertango” di Piazzolla, colonna sonora del film “Frantic” (1988) di Roman Polanski.

Il suono che meglio rappresenta la tormentata sensibilità di Astor è quello del bandoneón, che nello spettacolo viene suonato in maniera eccellente da Mario Stefano Pietrodarchi, con l’arrangiamento di Luca Salvadori delle musiche di Piazzolla. Il titolo “concerto di danza” rimanda agli otto danzatori del Balletto di Roma con le coreografie di Valerio Longo, molto intense, in cui i movimenti ondulatori producono vere e proprie fusioni dei corpi, seguendo i ritmi della musica. Questo corpo di ballo appassiona e trascina, insieme agli altri due ballerini, solisti di tango, dentro la musica. E’ questa che ci guida nel viaggio compiuto dallo spirito di Piazzolla, fortemente evocativa dei sentimenti degli esuli (il mare con il rumore delle onde), il loro desiderio di tornare a casa. Anche le parole di J.L. Borges, che scrisse “El tango” con le musiche di Piazzolla, accompagnano il suono del bandoneón, declamano il “coraggio” e contribuiscono a rendere ancora più intensa l’atmosfera.

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