SIENA. Se qualcuno potesse aver pensato al Caso, a una fortuita coincidenza, l’aver messo in lista per il PD alle prossime elezioni proprio a Siena il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, crediamo che presto dovrà fare ammenda. C’è da rincuorare la fiducia della “maggioranza silenziosa”, che, nonostante tutto quello che è successo e che ha comportato la rovina della città, sostiene il partito e i suoi candidati. La bomba ultima si concretizzerà il 9 febbraio quando, a detta degli analisti finanziari più rigorosi e credibili, la banca MPS presenterà l’ultima trimestrale con una svalutazione crediti di 5,2 miliardi per il 2017 e prospetterà un rosso di bilancio con una perdita netta di 3,33 miliardi di euro (3,241 miliardi di euro nel 2016), secondo le stime di Banca Akros e Credit Suisse.
Ciò dipende in primis, come scrive Milano Finanza, dall’azione di Rocca Salimbeni che “ha coperto in agosto una carenza di capitale da 8,1 miliardi di euro attraverso la conversione obbligatoria (burden sharing) di 4,3 miliardi di euro di bond subordinati e di titoli ibridi (a 8,65 euro per azione), mentre 3,9 miliardi di euro di capitale sono stati conferiti dal governo italiano (a 6,49 euro per azione). Pertanto, i risultati 2017 mostreranno l’impatto delle azioni legate a questo ricapitalizzazione precauzionale”. E’ difficile oggi ipotizzare un futuro sereno per l’istituto di credito più antico del mondo. Anche i posti di lavoro diciamo “clientelari” sono a rischio a causa della chiusura delle filiali resa più semplice dall’impatto positivo di Widiba – la banca on line. La direzione starebbe ripensando e valutando la qualità della forza lavoro anche per le diverse defezioni verso istituti concorrenti che si sono concretizzate nel corso del 2017 e che i rappresentanti sindacali tacciono. La strada verso la banchina regionale, dopo la vendita degli asset all’estero, è sempre più vicina e la qualità dei dipendenti dovrà giocoforza essere migliorata.
Nel suo libro “Ci hanno presi in giro”, più o meno consapevolmente, Gianni Resti traccia la storia di un partito che negli ultimi anni avrebbe evidenziato l’esistenza di una “cupola” dai nomi sconosciuti o irriferibili. Un terzo livello – nel primo ci sono gli iscritti sul territorio, nel secondo quelli che assurgono agli onori della politica locale come il Resti – tra Siena e Roma che fa e disfa senza mai risultare responsabile, che si alimenta solo per cooptazione e non attraverso il dibattito politico interno al partito. Quelli che oggi mandano Padoan, sarebbe la logica conseguenza del ragionamento. Ma anche quelli che decidono i candidati locali, che hanno protetto i vari responsabili qui a Siena della distruzione del valore della Banca e della Fondazione. E vista e conclamata l’esistenza del “groviglio armonioso” quanti di questi personaggi saranno riciclati a questo giro elettorale?