Alle lezioni teoriche si sono alternate prove pratiche su siti con potenziale archeologico
CHIUSI. Dal 27 al 30 aprile si è svolto a Chiusi il primo corso di georadar applicato all’archeologia rivolto alla formazione di personale specializzato per l’esecuzione di prospezioni geofisiche nell’ambito dell’ingegneria civile e dei beni culturali e architettonici. Il corso è stato promosso da Novatest SRL, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo, la Direzione regionale Musei nazionali Toscana, il Centro CADMO dell’Università per Stranieri di Siena e il Comune di Chiusi. Alle lezioni teoriche frontali, svolte nell’auditorium di San Francesco, si sono alternate prove pratiche sperimentali di acquisizione sul campo su siti con potenziale archeologico, in particolare presso piazza del Duomo e la necropoli di Poggio Renzo. Nell’ambito del corso la città e il territorio di Chiusi costituiscono un laboratorio sperimentale di grande valore, in ragione soprattutto della eccezionale complessità stratigrafica della città dall’età etrusca a quella moderna. Al corso hanno partecipato, oltre a tecnici libero professionisti, anche i funzionari archeologi della Soprintendenza. Per i partecipanti, ospiti nella foresteria del Collegio Paolozzi, è stata anche l’occasione per trascorrere quattro giorni nel centro storico e visitare il Museo Nazionale accompagnati dal Direttore Fabrizio Vallelonga. “Per l’Amministrazione comunale – commenta l’assessore alla Cultura Mattia Bischeri – l’organizzazione di questo corso rappresenta un’ulteriore opportunità per dare seguito a un programma organico di ricerca e tutela del patrimonio archeologico in affiancamento agli enti statali, basato sull’uso di moderne tecniche di acquisizione non invasive, che ha permesso di acquisire molti dati utili alla programmazione di future attività archeologiche.
Dal 2023 ad oggi sono state condotte due campagne di indagini non invasive in regime di concessione, per un totale di quasi 30.000 m2 di superficie indagata su aree a potenziale archeologico, che hanno portato ad esplorare alcuni siti chiave del centro storico (I Forti, Duomo, Orto vescovile, via Longobardi, Porta Lavinia) e il sito in loc. La Badiola”.
Alcuni dei risultati della ricerca sono già editi in un articolo scaricabile al seguente link: https://www.fastionline.org/s/folder/item/97231




