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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Fibromialgia: lo studio dell’Asl Toscana SE apre nuove prospettive terapeutiche

Risultati positivi per oltre 70 pazienti trattati con il nuovo protocollo che prevede la Medicina Integrata

SIENA.  Nuove prospettive di cura per le persone affette da fibromialgia emergono dallo studio “Effectiveness of Integrated Medicine Protocols in Treating Fibromyalgia: A Retrospective Study”, pubblicato sulla rivista internazionale Current Rheumatologic Reviews. La ricerca è stata realizzata dal Centro di Riferimento per la Medicina Integrata nei percorsi ospedalieri dell’Asl Toscana sud est, nell’ambito del progetto triennale di attività 2025-2027; hanno fatto parte del gruppo di lavoro, per la Medicina integrata, i medici Rosaria Ferreri, Franco Cracolici, Chiara Bocci, Giuseppe Tocci, per la Reumatologia, Giovanni Porciello, Marco Piazzini.

Il lavoro conferma che un approccio di Medicina Integrata, basato sulla presa in carico globale della persona e sulla collaborazione tra diverse competenze cliniche, può rappresentare una concreta opportunità terapeutica per una patologia cronica complessa come la fibromialgia, nella quale le terapie oggi disponibili risultano spesso orientate principalmente al controllo dei sintomi e non sempre consentono un miglioramento stabile della qualità di vita.

Il Centro, attivo dal 2011 e parte della Rete Toscana di Medicina Integrata coordinata dal Centro Regionale per la Medicina Integrata (CRMI), ha sviluppato un modello assistenziale che integra medicina convenzionale, agopuntura, omeopatia e fitoterapia/fitonutrizione, personalizzando il percorso terapeutico in funzione delle caratteristiche cliniche di ciascun paziente e delle eventuali comorbidità.

Lo studio ha analizzato i dati di 75 pazienti affetti da sindrome fibromialgica trattati secondo questo protocollo. Oltre ai parametri clinici tradizionali, sono stati valutati la risposta ai trattamenti integrati, l’impatto sulla qualità della vita e la variazione del ricorso ai farmaci sintomatici. I risultati hanno evidenziato una significativa riduzione della sintomatologia dolorosa e dei disturbi associati, un miglioramento dello stato di salute complessivo e della qualità di vita, nonché una diminuzione dell’impiego di farmaci convenzionali, con il conseguente potenziale beneficio di ridurre gli effetti indesiderati correlati alle terapie farmacologiche.

«L’elemento di maggiore interesse dello studio è rappresentato dalle prospettive che questi risultati aprono nella gestione della fibromialgia, – spiega la dottoressa Rosaria Ferreri, responsabile del Centro. – L’esperienza maturata dimostra infatti che la Medicina Integrata non si limita ad affiancare le cure convenzionali, ma può contribuire a modificare in modo significativo il percorso assistenziale del paziente cronico, affrontando contemporaneamente il dolore, le manifestazioni associate, le comorbidità e l’impatto della malattia sulla vita quotidiana. Si tratta di un approccio che pone la persona al centro del percorso di cura e che mira a restituire autonomia, benessere e una migliore qualità di vita, riducendo al contempo il peso della terapia farmacologica quando clinicamente possibile. Questi risultati, che si inseriscono in un’esperienza clinica consolidata da oltre quindici anni e supportata da numerose pubblicazioni scientifiche, rafforzano il ruolo della Medicina Integrata come modello innovativo nella gestione delle patologie croniche e indicano una strada promettente per ampliare le possibilità terapeutiche offerte ai pazienti con fibromialgia, attraverso percorsi sempre più personalizzati, multidisciplinari e orientati agli esiti di salute».

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