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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Biotecnopolo: “La ricerca è decisiva per fermare il vaiolo delle scimmie”

La Fondazione fra i promotori del progetto IMPACT: anticorpi monoclonali ad ampio spettro

Healthcare, blood and monkeypox sample in a lab for research, innovation or the development of a cure. Medical, dna and vaccine with a vial of bloodwork in a laboratory for study or examination

SIENA. La circolazione di Mpox non si è mai davvero fermata. Il virus continua a rappresentare una minaccia per la salute pubblica e nuovi contagi vengono registrati anche in Europa, Italia compresa. L’ultima valutazione dell’Organizzazione mondiale della sanità è chiara: serve mantenere alta la sorveglianza e rafforzare gli strumenti di prevenzione e risposta. In questo contesto assume un peso particolare il lavoro che la Fondazione Biotecnopolo di Siena porta avanti sugli orthopoxvirus, la famiglia a cui appartiene anche Mpox.

La Fondazione è fra i promotori del progetto europeo IMPACT, che punta a sviluppare anticorpi monoclonali ad ampio spettro, capaci di agire contro più virus della stessa famiglia.

A coordinare il progetto dal punto di vista scientifico è Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena. “Mpox ci ricorda una lezione che non possiamo dimenticare: i virus continuano a evolvere e a circolare anche quando diminuisce l’attenzione pubblica. Dobbiamo essere capaci di anticiparli. Per questo servono ricerca continua, nuove tecnologie e strumenti che possano essere utilizzati contro intere famiglie di virus. È questa la strada per arrivare preparati di fronte alle future minacce infettive”, afferma Rappuoli. I nuovi dati su Mpox riportano questo tema al centro dell’attenzione. Il team italiano ha già individuato un anticorpo monoclonale in grado di riconoscere bersagli conservati tra i diversi orthopoxvirus, e ora lavora per portarlo avanti nel percorso di sviluppo. Un lavoro che unisce immunologia, biologia strutturale, ingegneria proteica e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di accompagnare il candidato terapeutico fino alla validazione preclinica e, poi, allo sviluppo clinico.

“I nuovi dati dell’OMS confermano che Mpox non può essere considerato un problema superato”, spiega Emanuele Andreano, responsabile del Laboratorio di Serologia e Immunologia della Fondazione e leader scientifico del progetto. “Il nostro obiettivo è riconoscere e neutralizzare virus diversi appartenenti agli orthopoxvirus, per costruire difese più ampie e durature. Investire oggi nella ricerca significa avere domani strumenti più efficaci per proteggere la popolazione”.

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