Transizione energetica equilibrata e contro la deriva speculativa che minaccia il paesaggio italiano
FIRENZE. Da Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione e senza consumo di suolo – riceviamo e pubblichiamo
“La Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), che riunisce oggi oltre 160 tra associazioni, comitati territoriali e realtà civiche di tutta Italia, ha rivolto un appello ai Presidenti delle Regioni e agli Assessori all’Ambiente affinché le nuove normative sulle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili non si trasformino nell’ennesimo via libera alla devastazione del territorio italiano.
Secondo la Coalizione, la deriva della speculazione energetica sta avanzando in modo sempre più aggressivo, arrivando oggi a minacciare luoghi unici che il mondo ci invidia: paesaggi storici, campagne coltivate, crinali montani, aree naturali e contesti culturali costruiti nei secoli dall’equilibrio tra uomo e natura. Interi territori rischiano di essere trasformati in distretti industriali energetici dominati da distese di silicio e gigantesche pale eoliche alte fino a 200 metri.
“La transizione energetica non può diventare il pretesto per distruggere proprio ciò che dovremmo salvare”, afferma la Coalizione TESS. “Se per ‘salvare il pianeta’ ricopriamo le campagne di pannelli industriali e i crinali di torri eoliche gigantesche, allora non stiamo proteggendo la natura: la stiamo cancellando”.
TESS esprime inoltre forte preoccupazione per il fatto che alcune storiche associazioni ambientaliste stiano oggi chiedendo alle Regioni di allargare ulteriormente le maglie normative per favorire la diffusione indiscriminata dei grandi impianti industriali, nonostante sia ormai evidente il danno immediato provocato a paesaggio, biodiversità, agricoltura e beni culturali. La Coalizione denuncia come la propria azione di difesa del territorio debba ormai confrontarsi anche con un vero e proprio “fuoco amico”, rappresentato da organizzazioni come WWF, Legambiente e Greenpeace, che invece di contrastare questa deriva speculativa finiscono, secondo TESS, per sostenerla e promuoverla. Tutto questo a fronte di benefici climatici ed energetici considerati dalla Coalizione assai dubbi, se non addirittura irrilevanti rispetto all’enorme sacrificio territoriale imposto alle comunità locali.
Secondo TESS, il ruolo delle Regioni non deve essere quello di agevolare la speculazione finanziaria legata agli incentivi energetici, ma di definire criteri rigorosi capaci di impedire trasformazioni irreversibili del territorio. La Coalizione chiede quindi:
* la tutela integrale dei paesaggi storici e dei crinali;
* la drastica limitazione dell’utilizzo dei terreni agricoli per finalità energetiche industriali;
* la priorità assoluta alle aree industriali dismesse, ai tetti e alle superfici già compromesse;
* il contrasto alla speculazione fondiaria;
* maggiore trasparenza nelle procedure autorizzative;
* il rispetto del principio europeo “Energy Efficiency First”, privilegiando il risparmio energetico e l’efficientamento prima della nuova occupazione di suolo.
L’appello richiama inoltre gli obblighi europei di tutela della biodiversità e di ripristino degli ecosistemi, sottolineando la profonda contraddizione di una politica che, in nome dell’ambiente, rischia di distruggere gli stessi ecosistemi e paesaggi che l’Europa dichiara di voler proteggere.
“La vera sostenibilità”, conclude la Coalizione, “non può consistere nel rovinare per sempre l’Italia — uno dei luoghi più belli e fragili del mondo — in cambio di un beneficio energetico limitato, temporaneo e peraltro estremamente costoso. Il paesaggio italiano non è una risorsa sacrificabile: è la nostra identità, la nostra storia e una delle poche grandi ricchezze che ci sono rimaste”.
Occorre inoltre aprire una riflessione seria sulla sostenibilità economica di questo modello. Negli ultimi quindici anni in Italia sono stati destinati circa 170 miliardi di euro agli incentivi per le fonti rinnovabili, con costi annuali di oltre 10 miliardi di euro trasferiti puntualmente sulle bollette di famiglie e imprese attraverso gli oneri di sistema, come riportato nei dati ufficiali del GSE, di TERNA e ARERA.
A questo si aggiunge un tema gravissimo e troppo spesso sottovalutato: molti di questi impianti vengono dichiarati opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, aprendo la strada a procedure espropriative sui terreni agricoli dei privati. Un potere enorme che rende ancora più indispensabile una legge rigorosa sulle aree idonee e sulle incompatibilità territoriali”.




