Giovedì 3 settembre alle ore 17,30 nella sala dell’Associazione Mutilati
SIENA. Giovedì 3 settembre alle ore 17,30 nella sala dell’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra alla Lizza si terrà la presentazione del libro di Vito Zita “Il I Battaglione Eritreo – Storia operativa dal 1888 al 1941″.
L’iniziativa promossa da ASSOARMA e Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia Sezioni di Siena con la partecipazione dell’Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati d’Africa, rientra pienamente negli statuti delle Associazioni per cementare l’unione di tutti i militari in servizio ed in congedo, mantenendo vivi, nel culto della memoria, il sentimento patrio, lo spirito di corpo, lo spirito militare ed il senso dell’onore, l’esaltazione e la difesa dei valori delle tradizioni delle Forze Armate e la divulgazione della conoscenza dei loro compiti e impegni. Argomenti validi anche per i militari coloniali che si arruolarono come volontari nel Regio Esercito Italiano, dotati di propri regolamenti di disciplina e istruzioni sulle uniformi, riconosciuti per Decreto Reale, durante il loro servizio come militari effettivi.
Il tema affrontato dal libro è far conoscere la storia dei reparti coloniali composti dagli ascari che furono il nerbo dell’esercito coloniale italiano in Africa Orientale. L’autore, facendo riferimento a documenti di archivio e a una vasta bibliografia d’epoca e contemporanea, analizza le mutazioni organiche del reparto, le campagne di guerra e i combattimenti sostenuti, le decorazioni conferite agli ascari e agli ufficiali italiani lungo tutto il periodo di oltre 50 anni di vita del battaglione.
Ma la storia di un reparto non è fatta solo di manovre tattiche, ordini del giorno e aridi specchi numerici; essa è, innanzi tutto, la storia degli uomini che ne hanno vestito e onorato la divisa. Aver recuperato i nominativi dai manoscritti originali del Diario Storico e delle Memorie Storiche – superando la barriera del tempo e delle grafie spesso incerte – non è solo un’operazione di rigore documentale. È un atto di restituzione: significa sottrarre all’oblio i volti e le identità di coloro che, pur citati collettivamente come truppa indigena nei rapporti ufficiali, hanno dimostrato un valore individuale altissimo. Ogni nome rappresenta un soldato, una famiglia garantendo che il sacrificio dei singoli non rimanga confinato nel silenzio delle statistiche.




