L'evoluzione del Palio: piace o non piace?
di Augusto Mattioli
SIENA. Primi anni 60, una cena della prova generale nella contrada dell’Istrice. Come da prassi il capitano, il barone Sergardi interviene sul Palio del giorno dopo e, in sostanza, dice: “Ragazzi il nostro cavallo non ha possibilità di vincere. Faremo qualche piacere”. Un’affermazione che allora non fece un particolare effetto. Anche i contradaioli erano consapevoli delle scarse possibilità di vincere.
Ma facciamo un salto ad oggi. C’è un capitano di contrada che ha il coraggio di parlare come il venerato barone? Non crediamo proprio. Lo licenzierebbero seduta stante. E’ il segno di un modo diverso di comprensione del palio; il segno di una mentalità che non ammette di escludere a priori di essere protagonisti. Già il Palio nel tempo è cambiato nella testa delle persone, adeguandosi alla realtà di oggi. Per questo forse il Palio non è una rievocazione, ma qualcosa di attuale. Magari può non piacere ai meno giovani, cresciuti in un “altro palio”. Ma le generazioni cambiano e con esse il modo di vedere la realtà che le circonda. Ma qualche nostalgia rimane…





















