SIENA. Siamo sempre meno abituati a riflettere sui fatti del Mondo in cui viviamo. Del resto, siamo sempre di corsa, presi da mille impegni. Riflettere costa energia, pensare è un lusso che pochi possono ormai permettersi. Molti di noi sono come bottiglie di plastica gettate a mare: si lasciano trasportare dalla marea, ieri di qua, oggi di là, domani si vedrà. Gli stessi media e la stessa classe Politica adottano stili di comunicazione semplici, concetti elementari, divisivi. E’ più semplice essere tifosi che consapevoli, no?
E così, arresi alla realtà e trasportati dalla corrente, improvvisamente scopriamo lo Stretto di Hormuz. Alzi la mano chi ne aveva sentito parlare prima di qualche mese fa. Guardando al lato positivo, le guerre sono di aiuto per ripassare la geografia! Comunque, questo sconosciuto lembo di mare in mezzo a due paesi semidesertici ha sconvolto gli equilibri mondiali. Pochi km di mare chiusi e salta il banco, i prezzi del carburante alla stelle e la crisi economica che incombe. Tra messaggi di ottimismo alternati a pessimismo, in una altalenante situazione in bilico tra l’apertura e la chiusura di questa pozzanghera da dove transitano moltissime navi commerciali, al centro di un conflitto che rischia una escalation mondiale.
Ormai è evidente: il Mondo in cui viviamo è molto fragile. Basta poco che le certezze crollano, che gli equilibri si spezzano, che il quotidiano viene sconvolto. L’effetto più evidente per noi semplici cittadini sono i prezzi: non solo quelli alle pompe di benzina, letteralmente esplosi come mai si era visto, ma per conseguenza i prezzi di qualunque altro bene: quando un Paese trasporta gran parte delle merci su gomma, e quindi su mezzi a gasolio, l’aumento del costo si riflette sulle merci stesse. Che, alla fine, incidono e neanche poco sui portafogli dei cittadini.
Davvero non ci sono alternative? Davvero dobbiamo rassegnarci ad un Mondo in cui siamo spettatori impotenti delle scaramucce di personaggi dalla dubbia competenza e capacità, che però hanno lil dito pronto a schiacciare il pulsante rosso dell’olocausto nucleare?
Abbiamo raggiunto un livello di benessere impensabile fino a 50 anni fa. Abbiamo Internet, abbiamo smartphone, l’AI. Strumenti che solo i nostri genitori potevano forse giusto immaginare, oggi sono alla portata di chiunque e nelle tasche anche dei più poveri. Abbiamo tecnologie incredibili, ma ci manca forse il bene più prezioso: la capacità di stare insieme. Come bottiglie di plastica nell’oceano, ognuna nella sua triste solitudine, a galleggiare sull’acqua in balia delle maree. Eppure qualche film ci ha insegnato che, per dominare le correnti marine, sarebbe sufficiente riuscire a mettersi insieme, a costruire una zattera capace di solcare questi mari agitati e dire no.
Oggi ci sono i social, ma non abbiamo più la società.
Ahoy!
Siena Pirata




