di Pierluigi Piccini
PIANCASTAGNAIO. C’è un modo di uscire dalle competizioni che assomiglia a una sconfitta e un modo che assomiglia a una conferma. La Pianese di Birindelli è uscita dal playoff di Serie C nel secondo modo, anche se il risultato dice eliminazione.
Un rigore all’ottavo minuto di recupero della gara di ritorno, a Lecco, trasformato da Sipos su un tocco di mano in mischia — uno di quegli episodi su cui si può discutere a lungo senza concludere nulla — ha chiuso una doppia sfida che le zebrette avevano giocato da pari a pari contro una squadra meglio classificata, con più esperienza, con il vantaggio del regolamento dalla propria parte. Il Lecco passava anche in caso di ulteriore parità. La Pianese doveva vincere. E per un’ora abbondante al Rigamonti-Ceppi ha mostrato di poterlo fare davvero: pressing alto, manovra pulita, Furlan battuto da Ianesi al 31′ su un’azione costruita con pazienza e intelligenza, e poi altri due, tre interventi del portiere lombardo che hanno tenuto in vita una squadra che stava annegando.
Questo è il dato che resta, al netto del dispiacere: una piccola realtà dell’Amiata ha messo in seria difficoltà un club di città, in trasferta, in un contesto che avrebbe potuto intimidire. Non è successo. La Pianese ha giocato il suo calcio, ha creduto fino in fondo, e si è fermata solo davanti a un episodio arbitrale nel tempo che non esiste — quel recupero del recupero in cui il calcio smette di essere sport e diventa lotteria.
A Piancastagnaio si può essere soddisfatti, pur con l’amarezza in gola. Non è retorica consolatoria: è la lettura onesta di due partite in cui le zebrette non hanno mai smesso di competere. Il sogno si è spezzato sul dischetto, non sul campo.




