Tittia si prende di forza la vittoria
SIENA. Due giorni di attesa, il patimento della pioggia, le condizioni del tufo… l’attesa. Una mossa lunga un’ora. E poi la vittoria del Nicchio e di Tittia. Il Nicchio perde la cuffia e Tittia si conferma dominatore della piazza al punto da sovvertire la sua posizione al canape, forse non proprio di suo gradimento, in una “rincorsa” imposta dal peso del suo prestigio e della sua esperienza sul campo.
Oggi 18 agosto, il Corteo storico sfila e le contrade si preparano al culmine della festa.
Le accoppiate: Selva con il baio Canarinu, montato da Murtas detto Grandine; Chiocciola con il sauro Arestetulesu montato da Jonatan Bartoletti detto Scompiglio; Oca con il sauro Diamante Sauro montato da Michel Putzu detto Spago; Nicchio con il baio Anda e Bola, montato da Giovanni Atzeni detto Tittia; Lupa con il baio Diodoro montato da Dino Pes detto Velluto; Istrice con il sauro Ares Elce montato da Federico Guglielmi detto Tamurè; Torre con il baio Donrodrigo montato da Giuseppe Zedde detto Gingillo; Aquila con il sauro Benitos montato da Carlo Sanna detto Brigante; Onda con il baio Viso d’Angelo montato da Andrea Sanna detto Virgola; Giraffa con il baio Euskaldi montato da Elias Mannucci detto Turbine.
Prima ai canapi la Lupa, poi Chiocciola, Giraffa, Selva, Torre, Istrice, Onda, Nicchio, Oca e Aquila di rincorsa.
Movimenti disordinati tra Selva, Torre e Istrice e tutti fuori per consentire gli accordi con la rincorsa.
Il mossiere chiede di fare spazio e di tenere un ordine ai canapi. L’allineamento pare maturo e già trovato tanto che il mossiere chiama la rincorsa “Aquila quando vuoi”.
Poi le cose si complicano e il Nicchio cerca una nuova posizione cominciando a fare il tondino tra i canapi. Nicchio agitato e Oca, di conseguenza cerca di occupare la sua posizione al nono posto.
L’allineamento pare maturo comunque, sebbene a momenti, ma l’Aquila non passa.
Le ultime quattro posizioni sono confuse e i cavalli paiono nervosi. Il Nicchio si mette di traverso. Il mossiere chiede di “salire” e di tenere i cavalli. L’agitazione pare prendere il sopravvento e il mossiere chiama fuori.
Al rientro le contrade spingono in basso tanto che la Lupa perde la posizione. L’Oca non resta nella sua posizione e neppure il Nicchio che si mette di traverso. Tutti fuori nuovamente.
Al rientro il mossiere continua a raccomandarsi di non schiacciarsi nelle prime posizioni. Nicchio e Oca restano a postazioni inverse. Addirittura si spingono nelle prime posizioni, costringendo la Lupa ad uscire dall’allineamento. Poi mossa annullata per precauzione.
Necessario l’ingresso dei barbareschi per asciugare il sudore dai manti dei cavalli
Al rientro nei canapi stessa scena già vista. L’Oca infastidisce la Torre e il Nicchio resta di traverso. Richiami a Torre e Istrice. Allineamento stretto al centro del Canape con l’Oca che infastidisce la Torre e Istrice e Selva che perdono la posizione.
“Oca torna alla tua posizione”, “Nicchio non ti allontanare” sono i richiami più frequenti del mossiere. La danza tra Nicchio e Oca sembra perpetua. Il Nicchio, quando non si muove resta di traverso. Secondo richiamo per l’Oca che si avvicina alla Torre. Anche il Nicchio, che aveva preso possesso di una posizione più bassa viene richiamato dal mossiere. L’Istrice fa incursione contro la Lupa e la mossa non è valida.
Allineamento perfetto una volta rientrati nei canapi. Ma il Nicchio riprende la sua posizione e “girella” dietro i cavalli allineati. “Oca sali” . L’Istrice si avvicina nuovamente alla Lupa e il mossiere fa partire il primo richiamo all’Istrice. Nuovo richiamo all’Oca per la sua vicinanza alla Torre.
La Torre continua a reclamare l’attenzione del mossiere. Il Nicchio arriva fino alla Lupa e poi torna in nona posizione.
Poi una scena mai vista: il cavallo dell’Oca si impenna e disarciona il fantino. Tutti fuori.
Siamo a circa 50 minuti di mossa, con le ombre della sera che si allungano sulla piazza.
Allineamento perfetto fino a quando il Nicchio non si mette di traverso, l’Istrice infastidisce la Lupa e l’Oca si avvicina alla Torre. “Nicchio girati” continua a dire il mossiere.
Terza mossa falsa che fa scoppiare l’emozione della piazza subito mutata in fischi. E’ stato Tittia a partire costringendo alla caduta del canape.
Altra stranezza: tutti dentro ma, a metà chiamata tutti fuori, per tafferugli tra le contrade e per un problema al cavallo della Torre. Rientrano i barbareschi per asciugare i cavalli dal sudore.
La piazza comincia a fischiare e rumoreggiare. Il Nicchio resta nella posizione di fastidio e, anche in questa circostanza, in pochi attimi, Tittia si gira e l’Aquila entra. Tittia parte prima che le altre contrade si muovano. Lui ha praticamente dato la mossa ed ha preso la testa della corsa. E’ rimasto in prima posizione per tutti e tre i giri.





















