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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Impianto a biomasse, domande e risposte degli ambientalisti

CASTIGLIONE D'ORCIA. Partiamo da una semplice domanda: cosa stanno costruendo a Gallina? Durante la campagna elettorale sono state chieste al sindaco di Castiglione conferme circa la costruzione di una centrale a biomasse a Gallina. La risposta è stata: “al momento non ci sono progetti al riguardo”. Ma Toscana Cereali e Sorgenia ci informano con due comunicati stampa molto stringati che a Gallina si sta realizzando una centrale a biomasse per la produzione di 1 Mw di energia elettrica. Sia gli abitanti di Gallina che i cittadini dei Comuni limitrofi sono totalmente all’oscuro di questa scelta.. Amministratori locali, Comunità Montana, Parco della Val d’Orcia, Associazioni di categoria, Partiti Politici. Istituzioni Pubbliche hanno taciuto in campagna elettorale. Un comunicato del Comune di Castiglione informa che “Fabio Savelli… ha ampiamente presentato (il progetto) durante le iniziative pubbliche dei mesi scorsi. Sia nel capoluogo che nella frazione”. Ma si sa che le bugie hanno le gambe corte. “Favorisce lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili e integra il reddito degli agricoltori locali” affermano Toscana Cereali e Sorgenia. Dunque perché nascondere un’opera così meritoria? Forse perché il combustibile (i famosi pellet) non si sa da dove arriveranno e soprattutto da cosa saranno composti. E così la Val d’Orcia ci guadagnerà in inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra. Cosa dice a questo proposito la letteratura scientifica? Che esiste un significativo aumento dei tumori polmonari legati alla esposizione delle emissioni da combustione di biomasse.
Perché in Italia è in forte espansione l’uso di biomasse per la produzione di energia elettrica?

Per gli ingenti incentivi dati a questa produzione attraverso i Certificati Verdi.

Sono fonti rinnovabili perché diminuiscono il gas serra?
No, perché non viene calcolato il gas serra prodotto nelle fasi di coltivazione, raccolta e trasporto delle biomasse, il trasporto delle ceneri, la costruzione e lo smaltimento dell’impianto durante la bonifica dell’area alla fine dell’esercizio dell’impianto.

Un impianto a biomasse è efficiente da un punto di vista energetico?
No, perché non si calcola l’energia usata per la produzione, la raccolta, il trasporto delle biomasse, delle ceneri prodotte e del loro smaltimento.

È conveniente produrre 1 Mw di elettricità?
NO. In una economia di scala per stare sul mercato a costi confrontabili con quelli europei serve una Centrale di almeno 20 Mw Per questa ragione dopo i 5 anni stabiliti, il gestore chiede l’ampliamento dell’impianto

Ma allora perché tanto interesse dai privati?
Senza certificati verdi, senza sovvenzioni e incentivi nazionali, regionali e locali nessun imprenditore privato farebbe questa scelta

Viene fatto un calcolo ambientale prima di costruire un impianto?
No. Nel bilancio del gas serra non viene conteggiato il carbonio presente nei residui delle attività agricole che non viene più interrato (sovescio). Inoltre non vengono calcolate le emissioni prodotte dal traffico pesante, gli automezzi necessari per il trasporto.

Cosa succede da un punto di vista agronomico?
Non si tiene conto di questo continuo prelievo di biomasse rispetto agli equilibri nutrienti dei terreni agricoli coinvolti e dei problemi che nel tempo si potrebbero avere se questa restituzione avvenisse con le ceneri.

Il calore prodotto dalle centrali a biomasse è a basso costo?
No, costa più del metano e del gasolio, ma una volta sottoscritti i patti con il gestore non si può più recedere.

La legge garantisce la salute dei cittadini esposti agli inquinanti derivanti dall’attività della centrale?

No, perché non si fa mai il confronto sulla qualità dell’aria, del suolo dell’acqua prima e dopo la realizzazione dell’impianto.

Di cosa non tiene conto la legge?
Dell’accumulo lungo la catena alimentare di modelli tossici e dei composti organici presenti nelle emissioni nel corso della vita dell’impianto

Quali sono gli altri elementi inquinanti?
Tossicità delle ceneri. La paglia lascia un residuo pari al 15%.superiore a quello del carbone (7%). Soprattutto quelle volatili raccolte dagli impianti di depurazione dei fumi: cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio. Poi ci sono gli idrocarburi policiclici aromatici, le diossine e i furani.

Che caratteristiche hanno questi inquinanti?
Sono persistenti e bioaccumulabili lungo la catena alimentare.

Cosa provocano?
Effetti genotossici ed effetti sul sistema endocrino. La pericolosità di questi composti non è dovuta alla loro concentrazione nell’aria inalata ma nella concentrazione, che avviene nel tempo, lungo la catena alimentare fino al consumatore finale che nell’uomo è la sua prole nella fase di allattamento al seno.

Ci sono regolamenti prescrittivi?
Sì, il regolamento CE 850/2004 sugli inquinanti organici preesistenti, prescrive agli stati membri di monitorare il rilascio di diossina, furani e PCB (bifenili policlurati) e predispone misure contro il suo rilascio. Ma la normativa italiana prevede solo controlli di CO e CO2.

La conclusione è che l’inquinamento indotto di tutti gli impianti a biomasse che si propongono in Toscana peggioreranno la qualità dell’aria, dell’acqua della terra

La Val d’Orcia Patrimonio Unisco vedrà compromesse le sue attività agricole, turistiche, economiche, commerciali, il suo patrimonio culturale, sociale e ambientale.

I rischi sanitari indotti da queste contaminazioni non sono giustificati dai benefici collettivi prodotti dall’impianto di Gallina il cui scopo principale è massimizzare gli utili dei privati con incentivi, sovvenzioni e certificati verdi.

Si vendono come benefattori, ma sono solo speculatori

 

Comitato Salvaguardia Ambiente Amiata Val d’Orcia

 

Assemblea martedì 30 giugno, ore 21,00, Videosala (Via Mentana,16) Abbadia San Salvatore

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