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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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“Chi semina vento?” Lettera aperta alla città firmata ANPI, ARCI e CGIL

"Dalle scritte ai cori, dagli insulti alle minacce, all'ostentazione di simboli fascisti. Niente di nuovo, per chi come noi fa della militanza antifascista la propria ragion d'essere"

SIENA. Quanto emerso dall’inchiesta che ha coinvolto alcuni giovani della nostra città non può essere archiviato come una semplice bravata, né come un episodio isolato destinato a suscitare indignazione per pochi giorni.
È fin troppo facile, e di nessuna consolazione, prendere atto che chi afferma l’inattualità dell’antifascismo (con la ricorrente litania secondo cui il fascismo sarebbe finito nel 1945) è in perfetta malafede, o, nella migliore delle ipotesi, non conosce la realtà, ed è di conseguenza logico riconoscere all’iniziativa delle forze dell’ordine il merito di aver portato alla luce una realtà che sentivamo e vedevamo crescere negli ambienti più intimi della nostra città e della nostra provincia. Dalle scritte ai cori, dagli insulti alle minacce, all’ostentazione di simboli fascisti. Niente di nuovo, per chi come noi fa della militanza antifascista la propria ragion d’essere. Niente di male, al contrario, per altri soggetti della vita politica e culturale, che niente hanno fatto per impedire che il neofascismo prosperasse tra i giovani magari mascherato da formale accettazione delle regole democratiche nelle competizioni elettorali per gli organi di governo della scuola, delle università, delle istituzioni.
I 13 ragazzi minorenni denunciati a Siena per vari e gravissimi reati, che vanno dalla detenzione di armi all’apologia di fascismo, dall’istigazione all’odio razziale e omofobo al possesso di materiale pedopornografico e violento, sono purtroppo reali e, benché la notizia abbia raggiunto la città destando stupore, preoccupazione ed inquietudine, sono figli di una cultura politica che non dobbiamo mai cessare di ripudiare. Fatti che ci obbligano a guardare dentro la nostra comunità, dentro il clima culturale e politico cresciuto intorno a noi. I social e le chat frequentati da quei giovani (una delle quali chiamata “Partito repubblicano fascista”) sono intrisi di contenuti suprematisti, di esaltazioni di Hitler e Mussolini, di incitamento all’uso di armi ed esplosivi ai danni di persone immigrate, contro cui pare che i giovani senesi stessero progettando spedizioni punitive. Solo pochi giorni fa, a Taranto, Bakari Sako è stato ucciso a coltellate da cinque giovanissimi, nel silenzio glaciale della Presidente del Consiglio e dei suoi Ministri. La notizia dell’iniziativa degli inquirenti ha sovrastato il delirio razzista che ha, al contrario, accompagnato l’atto criminale di Modena, con tanto di ipotesi di cancellazione della cittadinanza. Adesso tocca a noi, alla tranquilla e operosa Siena, interrogarsi sulla “cittadinanza” prevista e richiesta dalla nostra Costituzione. La norma finale e transitoria che impedisce la ricostituzione del partito fascista è stata disattesa così tante volte da farci temere che anche questa volta possa essere aggirata. L’indulgenza mostrata nei confronti dei macabri rituali del “presente”, lo spazio mediatico generosamente offerto ai teorici della stirpe italica (Meloni compresa, stando alle sue stesse parole), adesso rivela i suoi frutti.
Sappiamo dove dobbiamo rintracciare le matrici della violenza che si radica nei giovani delle nostre città, soprattutto se il ciarpame ideologico di cui sono circondati è lo stesso esaltato da un Governo a cui non fanno difetto la stessa retorica e le stesse parole d’ordine (remigrazione,  sovranismo, sostituzione etnica), che non fa un passo per sciogliere le organizzazioni fasciste, in aperta opposizione alla legge, e vara, come unici provvedimenti per garantire la sicurezza sociale, decreti che vanno nella direzione della repressione del dissenso verso chi governa. Ora spetta a Siena fare i conti con la superficialità con cui manifestazioni chiaramente razziste verso “i neri”, “i diversi”, “i terroni”, sono state accolte come bravate. Un deficit di formazione e di consapevolezza storica e politica che lascia le giovani menti esposte al richiamo verso un’ideologia di sopraffazione, imprimendo alle loro esistenze una deriva violenta e criminale. Non chiederemo di cancellare la loro “cittadinanza” e neppure di
“sbatterli in galera”, dove seppure minorenni il decreto Caivano li destinerebbe, condannandoli ad un ulteriore perfezionamento criminale. Chiediamo alla città, a tutti noi, di assumere il compito di operare per correggere questa generazione smarrita. Chiediamo alle istituzioni scolastiche di incrementare la formazione ad una cittadinanza rispettosa dei valori costituzionali, democratici e di memoria storica; alle Contrade, alle società sportive e alla società civile tutta di isolare i seminatori di odio e di nostalgie fasciste. Chiediamo alle istituzioni cittadine e
alle forze politiche che le governano di bandire ogni ulteriore ambiguità e di schierarsi dalla parte giusta della storia. Non basterà una sbrigativa presa di distanza, né basterà l’eventuale condanna di un branco di ragazzini ad assolvere le responsabilità collettive di chi non ha saputo o voluto riconoscere che un futuro di civile e democratica convivenza può esistere solamente nel segno dei valori dell’antifascismo.
Anpi, Arci, Cgil Siena

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