Il 30 ottobre alle 9 concentramento al terminal bus di Pescaia
SIENA. Da USB Pubblico Impiego Siena riceviamo e pubblichiamo.
“CI TOGLIETE SALARI, SANITÁ E SCUOLA. CI DATE GUERRA, PRECARIETÁ E CAROVITA. IL 30 OTTOBRE SI SCIOPERA!
Contro carovita, precarietà e spese militari. Per i salari, la scuola pubblica, la sanità pubblica e la dignità delle persone.
USB PI Siena insieme a Confederazione COBAS, Comitato Palestina Siena, FGC, Potere al Popolo!, PDAC, CARC, JAMA’A, PCI, Comitato Lavoratori della Scuola, Rete Senese contro il Riarmo, Comitato AmpugnaNO, CRAVOS, LINK, Rete dei Comunisti, Partito del Bollore, CPU-Siena, Serpe Regolo, Collettivo Jama’a e Collettiva Frog chiama la città del Palio alla partecipazione allo sciopero generale del 30 ottobre.
Siamo di fronte a un Paese governato da una classe dirigente incapace di ascoltare i bisogni reali della popolazione. Mentre milioni di lavoratori, pensionati, studenti e famiglie vedono peggiorare giorno dopo giorno le proprie condizioni di vita, il Governo continua a ignorare l’emergenza sociale che attraversa l’Italia.
Basta alla violenza sociale. Perché di questo si tratta quando salari e pensioni vengono divorati dall’inflazione. Quando lavorare non basta più per vivere dignitosamente. Quando una famiglia deve scegliere tra pagare l’affitto, fare la spesa o curarsi.
Anche Siena vive una crisi che non può più essere nascosta dietro la propaganda. Il caro vita colpisce ogni aspetto dell’esistenza quotidiana: aumentano gli affitti, le bollette, il carburante, i libri scolastici e il costo dei generi alimentari. I salari restano fermi mentre tutto il resto corre. A pagare il prezzo di questa situazione sono le fasce popolari, mentre governi di ogni colore continuano a favorire interessi finanziari, speculazioni e privatizzazioni. Con la complicità di un sindacalismo concertativo, corporativo e filogovernativo, che firma accordi al ribasso e accetta passivamente la perdita di potere d’acquisto di lavoratori e pensionati.
Nel frattempo vengono sottratte risorse ai servizi pubblici essenziali. La sanità pubblica viene progressivamente definanziata, le liste d’attesa si allungano, il personale sanitario é sempre più sotto pressione e milioni di cittadini sono costretti a rinunciare alle cure. La scuola pubblica continua a subire tagli e precarizzazione, mentre si trovano fondi sempre maggiori per la spesa militare e i programmi di riarmo.
Ci dicono che non ci sono soldi per gli ospedali, per i salari, per le pensioni e per il diritto allo studio. Poi trovano miliardi per le armi e l’industria bellica, chinando la testa ai piani REARM EUROPE e NATO.
L’italia infatti, è complice del genocidio in Palestina perpetrato da “Israele”, inviando da porti italiani armi Made in Italy che permettono i bombardamenti su Gaza e la violenza coloniale in Cisgiordania. Le nostre istituzioni continuano a mantenere dei legami con uno ‘stato’ genocidario e a favorire le politiche belliche e liberticide. Le stesse Università di Siena possiedono accordi con “Israele” e con l’esercito americano.
LA SCUOLA DEVE FORMARE COSCIENZE CRITICHE, NON FUTURI SOLDATI! La scuola pubblica deve essere luogo di emancipazione, cultura, crescita democratica e pensiero libero. Non può trasformarsi nello spazio in cui si normalizzano la guerra, il riarmo e la militarizzazione della società , nè diventare lo strumento attraverso cui si propone l’arruolamento come risposta alla precarietà e alla mancanza di prospettive. Mentre si portano uniforme e propaganda militare nelle aule, fuori dalle scuole milioni di persone affrontano ogni giorno una realtà insostenibile: benzina oltre i due euro al litro, bollette sempre più pesanti, affitti fuori controllo, spese alimentari in costante aumento e costi scolastici che rendono il diritto allo studio un privilegio anziché un diritto universale.
Per queste ragioni il 30 ottobre saremo in piazza.
Per rivendicare aumenti salariali veri, il recupero del potere d’acquisto e un salario minimo coerente con l’articolo 36 della Costituzione. Per dire basta alla precarietà, trasformata in un modello di sfruttamento permanente che utilizza migliaia di lavoratori come manodopera ricattabile e usa-e-getta. Per chiedere il ritorno di un meccanismo automatico di tutela di salari e pensioni contro l’inflazione attraverso una reale indicizzazione al costo della vita. Per pretendere una tassazione straordinaria dei grandi patrimoni e degli extra-profitti accumulati da banche ed aziende energetiche, affinché a pagare la crisi siano coloro che dalla crisi hanno tratto enormi vantaggi.
Chiediamo: aumenti salariali e pensionistici reali; indicizzazione automatica di salari e pensioni all’inflazione reale; salario minimo conforme all’articolo 36 della Costituzione; blocco dei prezzi dei beni essenziali; riduzione delle bollette energetiche; contenimento degli affitti; taglio delle accise sui carburanti; riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità; investimenti straordinari nella sanità pubblica; investimenti strutturali nella scuola pubblica; tutela del diritto allo studio; stop alle privatizzazioni e alle politiche di austerità; stop al riarmo e alla militarizzazione della società; stop alla complicità con il genocidio in Palestina, embargo a “Israele”, chiediamo la liberazione dei prigionieri
politici palestinesi in Italia e nei territori occupati e che le Università di Siena rescindano ogni accordo con l’industria bellica e l’entità sionista.
BASTA RIARMO. SIENA DEVE SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE.
Da una parte ci sono le esigenze di lavoratori, lavoratrici, pensionati e pensionate, studenti, studentesse e famiglie. Dall’altra gli interessi dell’industria bellica e dei gruppi economici che traggono profitto dalle guerre.
Noi non abbiamo dubbi. Le risorse pubbliche devono andare ai salari, alla sanità, alla scuola, ai servizi sociali e al welfare. Non alle armi.
Non alla NATO. Non ai profitti dell’industria bellica.
30 OTTOBRE – ORE 9.00
TERMINAL BUS PESCAIA – SIENA
ABBASSATE LE ARMI, ALZATE I SALARI!
Tutti in piazza contro il carovita, contro la precarietà, contro il riarmo. Per il lavoro, la scuola pubblica, la sanità pubblica e la giustizia sociale”.


