FIRENZE. Da Fisac Cgil Toscana riceviamo e pubblichiamo.
“Oggi a Siena gli azionisti hanno respinto il piano deliberato dal CdA di Mps: fusione con Mediobanca, offerta su Banco BPM, offerta su Banca Generali. Hanno votato i fondi e i grandi soci, ciascuno secondo la propria valutazione. Ma a viverne le conseguenze, nel lavoro e nella vita di ogni giorno, saranno le lavoratrici e i lavoratori del Monte, che in questa decisione non avevano voce.
Ora la strada all’offerta di Intesa Sanpaolo si apre. Mancano ancora dei passaggi, ma lo scenario è cambiato. Il rischio concreto è che il Monte venga ridimensionato e ripartito fra chi ha interesse a tenersi la parte migliore.
Intanto, nelle filiali e negli uffici, ci si fanno le domande che nessun comunicato affronta. Che ne sarà della mia filiale? Chi sarà il mio datore di lavoro fra un anno? Il mio ufficio esisterà ancora? Il lavoro di una vita varrà ancora qualcosa? Sono le domande di persone che in questi anni hanno attraversato piani, riorganizzazioni e sacrifici, e che hanno tenuto in piedi la banca mentre altri ne discutevano il prezzo. Oggi le risposte arrivano dagli azionisti, e non dicono una parola su di loro.
Il discorso che seguirà lo conosciamo a memoria: operazione “di sistema”, “sinergie”, “tutele”. Ma nella pratica le sinergie riguardano quasi sempre le persone. Per questo vigileremo su ciò che potrebbe accadere: le filiali toscane nelle sovrapposizioni e nelle cessioni, i poli di Direzione Generale di Siena e di Firenze, che non devono ridursi a una targa sul portone, e i lavoratori dell’indotto e delle società esternalizzate, che nessuno nomina mai e che rischiano di pagare per primi. Le competenze costruite in decenni di rapporto con i clienti del territorio non sono una voce di costo da tagliare, sono un patrimonio.
Le lavoratrici e i lavoratori del Monte non sono un asset, non sono una sinergia, non sono una voce di bilancio. Sono la Banca. La FISAC CGIL Toscana è accanto a loro e non accetta che si decida tutto senza di loro”.


