I futures oscillano intorno alla parità, preannunciando una partenza poco mossa a Wall Street dopo che i dati di ieri sull’inflazione Usa non hanno alimentato le aspettative di un’accelerazione della stretta monetaria da parte della Federal Reserve.
Chiusura sulla falsariga di quella del giorno precedente ieri per i principali indici americani, con il Dow Jones che ha guadagnato lo 0,6% registrando un nuovo record. Nuovo massimo anche per lo S&P 500 (+0,2%), mentre è scivolato ancora il Nasdaq (-0,2%).
L’azionario globale è salito di circa il 90% dai minimi toccati a marzo 2020 dopo lo scoppio della pandemia, alimentando i dubbi su quanto a lungo possa proseguire ulteriormente il rally.
Gli investitori continuano a valutare le implicazioni di un ritiro delle misure a sostegno dell’economia delle banche centrali nei prossimi mesi, della diffusione della variante Delta e della stretta regolatoria della Cina.
Il report sui prezzi al consumo Usa ha evidenziato un rallentamento della crescita dell’inflazione a luglio, suggerendo che la Fed potrebbe decidere di non accelerare l’uscita dall’attuale politica monetaria ultra accomodante.
Diversi operatori sottolineano però che è ancora presto per stabilire se la pressione sui prezzi sia effettivamente transitoria, mentre non si placa il dibattito sulle tempistiche del tapering.
Il presidente della Fed di Kansas City, Esther George, si è aggiunto al coro di chi invoca un revisione delle misure di sostegno all’economia, sottolineando la necessità di iniziare a ridurre gli stimoli monetari.
Sul fronte macro, l’indice dei prezzi alla produzione Usa a luglio è aumentato dell’1% su base mensile, in linea al dato del mese precedente ma superiore al +0,6% stimato dal consensus. Su base annua, l’incremento è del 7,8%, rispetto al +7,3% di giugno (+7,2% il consensus).
Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, infine, si sono attestate a 375 mila unità, in linea alle attese degli analisti e segnando la tenza settimana consecutiva di discesa.
Fonte MarketInsight




