Wall Street apre l’anno con la peggiore performance dal 2001. In precedenza, da inizio secolo, il primo giorno di contrattazione aveva chiuso in negativo solo nel triennio 2014-2016.
Malgrado il buon andamento dei mercati europei, trascinati dal nuovo record storico del listino tedesco, i quattro indici americani principali aprono leggermente negativi e si inabissano pesantemente nelle prime ore fino a perdere tutti due punti e mezzo percentuali.
A questo punto è cominciato il recupero il quale, tuttavia, si è fermato contro la barriera psicologica dei 3.700 punti dello S&P500 dove l’indice ha chiuso con una flessione dell’1,5%. Identico risultato per Nasdaq e Russell 2000, mentre il Dow Jones cede l’1,25%.
Si impenna, al contrario, la volatilità con l‘indice VIX che guadagna il diciotto per cento e sale a 27 punti dopo aver segnato un massimo a 29.
In calo tutti i pesi massimi della tecnologia con Apple che cede il tre per cento e Amazon il due. Il mercato è stato salvato ancora da Tesla che avanza del 3% e realizza l’ennesimo massimo storico.
Wall Street sembra temere la vittoria dei due candidati democratici in Georgia che darebbe al partito anche la maggioranza del Senato, evento ancora non metabolizzato dagli investitori.
In forte calo il settore immobiliare (-3,3%), le utilities (-2,6%) e l’industriale (-2,5%), quest’ultimo appesantito dalla discesa di Boeing (-5%). Energia (+0,1%) unico tra gli undici comparti in verde.
Settore obbligazionario poco mosso con il rendimento del Tbond che guadagna un punto base allo 0,92%.
Metalli preziosi in gran denaro sulla scia dell’entusiasmo in corso sulle cripto valute. Il timore di una ripartenza dell’inflazione scatena la corsa all’oro che guadagna quasi tre punti percentuali chiudendo a ridosso dei 1.950 dollari l’oncia. Andamento parallelo anche per l’argento che chiude con lo stesso progresso limando un precedente avanzamento di quasi il cinque per cento.
Scenario opposto, invece, per il petrolio che apre in salita di quasi il due per cento sfiorando i 50 dollari al barile, ma chiudendo in calo del 2,5 a $47,5.
Sul mercato valutario lieve recupero del dollaro che tiene la barriera di 1,23 rispetto alla moneta unica e chiude a 1,225.
Fonte MarketInsight





