Partenza a due velocità a Wall Street, in un mercato appesantito dai i timori di stagflazione con l’ulteriore impennata dei prezzi del petrolio sulle ipotesi di sanzioni sull’export russo di greggio.
Dopo pochi minuti di scambi, il Nasdaq guadagna lo 0,15%, mentre lo S&P 500 cede lo 0,2% e il Dow Jones lo 0,4%.
L’amministrazione Biden starebbe considerando la possibilità di vietare le importazioni di greggio da Mosca negli Stati Uniti, una mossa che potrebbe aggiungere ulteriori pressioni all’economia mentre sempre più aziende ritirano le proprie attività dalla Russia.
Eventualità che ha innescato una nuova fiammata delle quotazioni del greggio sui massimi dal 2008, salvo poi rallentare nel corso della giornata con il Brent (+1,7%) a 120,1 dollari e il Wti (+0,8%) a 116,6 dollari.
Gli elevati prezzi dell’energia minacciano di frenare la crescita globale, in un contesto in cui l’economia era già alle prese con gli effetti dell’elevata inflazione legata alle conseguenze dell’era pandemica.
Le banche centrali si trovano ora a dover affrontare il difficile compito di agire per contenere l’aumento del costo della vita senza appesantire l’espansione dell’economia e innervosire ulteriormente i mercati.
A risollevare il sentiment degli operatori ha però contribuito la notizia della tregua per poche ore per realizzare corridoi umanitari, in attesa questo pomeriggio del terzo round di trattative tra la delegazione russa e quella ucraina.
Intanto sul Forex il cambio euro/dollaro viaggia a 1,092 dopo aver toccato un nuovo minimo da 22 mesi in scia alle preoccupazioni per l’outlook dell’economia europea, dipendente dalle forniture di energia russa, mentre il dollaro/yen sale a 115,2.
Nel comparto obbligazionario, infine, i rendimenti del decennale e del biennale americani risalgono di circa sei punti base, rispettivamente all’1,79% e all’1,53%.
Fonte MarketInsight




