I future sui principali listini europei scambiano sotto la parità in un range tra -0,2% e -0,5% preannunciando un avvio di seduta debole per gli indici del Vecchio Continente.
Chiusura poco sopra la parità, invece, per Wall Street con lo S&P500 (+0,1%) che ha aggiornato il nuovo record ma solo intraday, in virtù del calo nella seconda parte della seduta. Anche il Dow Jones avanza solo decimo di punto percentuale, mentre il Nasdaq cede lo 0,2% ed il Russell continua invece a sprofondare (-1,6%).
Tra i mercati asiatici, stamane, seduta in contrasto con il Nikkei 225 che ha ceduto l’1,2% mentre Hong Kong e Shangai segnano rialzi rispettivamente dell’1,3% e dell’1%.
I mercati restano intenti a valutare le dinamiche dell’inflazione, le trimestrali e la diffusione della variante delta del covid, con focus sull’audizione semestrale al Congresso Usa di Jerome Powell.
Nel discorso di ieri al Congresso Usa il presidente delle Fed, Jerome Powell, ha segnalato che è prematuro avviare una riduzione degli acquisti di bond da parte della banca centrale. Nonostante l’economia sia “in forte ripresa”, il mercato del lavoro “ha ancora molta strada da fare”.
Il numero uno della Fed ha sottolineato infatti che ci sono “molti milioni di persone disoccupate” e che l’inflazione è ben al di sopra dell’obiettivo, ribadendo pertanto ancora una volta che “è troppo presto per avviare il tapering”.
Nei commenti al Comitato per i servizi finanziari della Camera, Powell ha anche sottolineato che nonostante i policy maker ritengano l’accelerazione dell’inflazione temporanea, reagirebbero se quest’ultima si rivelasse persistentemente al di sopra del target del 2%.
Tra le materie prime, secondo indiscrezioni, sarebbe stata ricomposta la frattura nell’Opec+: Abu Dhabi alzerà la produzione a 3,65 milioni di barili al giorno e l’intesa sui tagli, come chiesto da Riad, sarà estesa a fine 2022. Nonostante anche il forte calo degli stock settimanali Usa, le quotazioni però cadono: il Wti perde il 2,8% a 73,13 dollari al barile (dopo un minimo a 72,21) e il Brent il 2,25% a 74,77.
Sul fronte macro, la Cina ha registrato nel secondo trimestre 2021 un Pil in crescita del 7,9% su base annua, inferiore al +8,1% atteso dagli analisti e al +18,3% del periodo gennaio-marzo. L’Ufficio nazionale di statistica, nel rilevare che la crescita “non è ancora bilanciata”, ha affermato che su base congiunturale il Pil è salito dell’1,3%, oltre l’1,2% stimato alla vigilia.
L’agenda di oggi prevede i dati sull’inflazione armonizzata in Italia a giugno, mentre nel pomeriggio in Usa uscirà l’indice sulla produzione industriale, sempre di giugno.
Restano nel contempo sotto osservazione le tensioni sull’asse Washington-Pechino, con gli Stati Uniti che hanno affermato di non avere intenzione di riprendere un dialogo economico regolare con la Cina, sospeso sotto l’amministrazione Trump.
Continua intanto a preoccupare la pandemia con Tokyo che ha riportato 1.149 nuove infezioni, il numero massimo da metà gennaio, nonostante un nuovo stato di emergenza iniziato lunedì e che durerà fino al 22 agosto, con il timore inoltre che l’inizio delle Olimpiadi possa innescare una nuova ondata di casi.
Fonte MarketInsight




