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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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La pulce elettronica non si fa schiacciare

Magari non tutte le querele vengono per nuocere. Speriamo...

di Raffaella Zelia Ruscitto

SIENA. SIENA. Se qualcuno me lo avesse predetto qualche settimana fa, probabilmente gli avrei riso in faccia. Invece, a volte, la vita riesce a stupire con una tale potenza da lasciare senza fiato.
Neppure ci volevo credere quando mi è stato riferito. Nientepopodimenocchè l’illustre Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds e attuale deputato della Repubblica Italiana si è scomodato a venire a Siena per indire una conferenza stampa solo per annunciare che aveva querelato il Cittadinoonline.it  per quanto scritto in merito all’affare Antonveneta/MpS.
Dopo il primo momento di stupore, stordimento penso e ripenso che, in effetti, non poteva che andare così.
I tentativi di intimidazione a questo quotidiano sono ormai cosa frequente. Senza dimenticare gli avvertimenti del tipo: “A Siena, è così. O vi adeguate…”. E questi “avvertimenti” giungono, guarda caso, da una parte sola. Possiamo dirlo.
Il primo risale a qualche anno fa. La causa è ancora in corso. A chiederci un risarcimento danni – a noi e ad altri quotidiani che avevano ripreso in tutto o in parte la notizia da noi a firma del giornalista Enrico Campana – è  il presidente della Mens Sana Ferdinando Minucci.
A seguire, nel gennaio scorso, una presunta – ad oggi non accertata – querela da parte, accipicchia!, del Monte dei Paschi. L’articolo incriminato: la vendita del palazzo di via dei Normanni. Chiamata come persona informata sui fatti dalla Procura di Siena ad oggi non ne so più nulla. Ma la spada di Damocle pende cruentemente sulla mia testa e su quella della redazione.
Segue, ad agosto, (e tralascio un altro episodio perché al momento pare concluso senza strascichi) la richiesta di danni da parte del vicedirettore del Corriere di Siena, Stefano Bisi e della sua compagna per un commento “critico” da parte di un nostro lettore. Camera di conciliazione ed ora, probabilmente, tribunale.
Ieri, la “tombola”, come ha simpaticamente commentato un amico della redazione.
Si scomoda il dalemianissimo ex tesoriere dei Ds per presentare e rendere pubblica una querela ad  un quotidiano locale che, poco più in là della provincia di Siena, è conosciuto solo dagli addetti ai lavori?
Quello che viene subito in mente, senza lasciarsi andare alle logiche complottiste e dietrologiste – che pure ci stanno tutte – è che il Pd locale, quello che oggi viene considerato dall’opinione pubblica senese responsabile del disastro Mps (così come di quello relativo all’Università, all’Ospedale e al Comune), abbia presumibilmente chiesto aiuto al Pd nazionale per neutralizzare un organo di informazione al momento fastidiosissimo. E che il Pd nazionale, in mancanza di altre idee, e dopo attenta analisi della “potenza” del quotidiano, abbia deciso la via della querela.
Ma no, mica per fare troppo male, macchè! Siamo qui in amicizia! Siamo buoni, siamo democratici! Insomma, uno Sposetti bonario, nei confronti di un giornaletto di provincia che ha scritto, a suo dire, qualcosa che non doveva scrivere: questo è parso l’esponente democratico ad alcuni colleghi che si sono recati alla conferenza stampa. “Magari vi chiede solo una smentita o una rettifica”, ha detto uno storico giornalista senese. E caspita! Ha scelto il modo meno elegante e certamente più aggressivo per arrivare a questo obiettivo. Ammesso e non concesso che sia
questo. Bastava scrivere e, nel pieno rispetto della legge, avremmo provveduto a pubblicare la sua versione dei fatti.
Intanto, solo qualche giorno fa, pare che qualcuno, senza un apparente motivo, abbia fatto la visura camerale della società che edita il giornale, ovvero di Prima Squadra Scarl. Ne ha tratto opportune informazioni, senza dubbio. Informazioni che avrebbe potuto chiedere direttamente al giornale ma che certo possono aver rassicurato circa la nostra conclamata fragilità economica. Una debolezza che, se fosse stato un lettore assiduo del giornale, questo qualcuno non avrebbe avuto alcun bisogno di andare a verificare.
“Ti piace vincere facile?”, verrebbe da dire. Se non fosse che, sebbene due, sebbene senza protezioni di sorta, sebbene donne, sebbene senza capitali a dare manforte, sebbene maledettamente fragili in più e più punti, noi del Cittadinoonline.it siamo anche caparbiamente determinate.  E pure stufe.
Siamo stanche di essere costantemente prese di mira da un presunto “groviglio armonioso” che, ormai arrivato alla frutta, tenta di mettere il bavaglio a chi cerca, con i mezzi che ha, di ripartire dal bandolo della matassa. Siamo stanche di essere bersaglio di intimidazioni che puntano solo a prenderci per sfinimento, così da costringerci al silenzio. Fino ad oggi ci siamo difese, cercando di andare per la strada che avevamo scelto, convinte che fosse quella giusta. Che non ci sarebbero potuti essere errori tali da inficiare o spingerci a disconoscere il lavoro fatto fino a quel momento.
Ieri, dopo la notizia dell’annunciata querela di Sposetti abbiamo deciso di cambiare modus operandi. Nelle prime ore del pomeriggio abbiamo dato mandato al nostro legale, l’avvocato Luigi De Mossi, di verificare l’esistenza della querela depositata a nostro carico e poi di valutare quale azione intraprendere per tutelare il buon nome del giornale e di chi ci lavora.
In un momento storico in cui i giornalisti “non asserviti” sono presi di mira da una classe dirigente inadeguata e scarsamente preparata e, peggio, fastidiosamente arrogante; in cui persino il Legislatore mostra “tentazioni” antiliberali e antidemocratiche aberranti per uno Stato moderno ed evoluto – a dimostrazione che le classifiche mondiali che ci vedono in coda tra i Paesi in tema di libertà di stampa non inducono neppure ad un inconsapevole rossore gli uomini

Resta, in queste ore, il valore profondo della vicinanza di quanti si sono stretti intorno alla redazione, dimostrando il loro apprezzamento per quanto fin qui fatto. Resta l’impegno di quanti hanno promesso di sostenerci attraverso l’associazione Red, nata proprio con l’intento di tutelare e diffondere l’importanza della libera informazione

che hanno la presunzione di governarci – in cui neppure i “colleghi” hanno un minimo di spirito consociativo ma restano schiacciati (per interesse o per autocentrismo, che poi è lo stesso) da logiche di potere che snaturano il senso vero di questo mestiere e non fanno altro che indebolire ulteriormente una figura già messa alla berlina dagli stessi politici “amici”. resta difficile credere possibile una fine della storia che non contempli la nostra capitolazione alle macchinazioni del potere.
Su una cosa hanno visto giusto quelli che ci hanno attaccato: siamo piccoli e quindi non facciamo paura.
Su tutto il resto c’è ancora da vedere. La pulce tira il calcio che può, dicono a Siena. Vedremo.
A partire da come finirà questa storia. La storia che si intreccia e che ormai tiene legate le cause contro questo giornale con quanto sta avvenendo a Siena. Tutto muove dalla banca e ad essa, per un verso o per l’altro, conduce. Quella banca che vacilla costantemente sotto i colpi del mercato e che tiene segreti, al suo interno – e pure nelle stanze del tribunale di Siena, per fortuna – fatti ed avvenimenti che hanno minato, in questi ultimi anni, la sua stabilità.
Che il Monte fosse definito la “banca rossa” non è cosa scoperta dal Cittadino. Che Mussari fosse un dalemiano marchiato Pd non è altro che un fatto. Che Antonveneta abbia una storia recente costellata da interessi inerenti il Pd anche questo non è un fatto non risaputo. Si parte dalla vicenda Consorte/Unipol e dalle intercettazioni telefoniche tra Consorte, D’Alema e Fassino. In quella circostanza venne fuori anche il nome dello stesso Sposetti, proprio per la sua carica di tesoriere. Poteva non sapere, si era domandato il giornalista Lerner nei caldi giorni delle indagini sui “furbetti del quartierino”? Tra questi ultimi c’erano anche volti e nomi noti nella Siena targata Mps (o 1472, tanto per conservare il brand delle felpe, del vino e dei cappellini di lana pregiata!) A partire da Gnutti e da Colaninno (i famosi “capitani coraggiosi” di D’Alema). E’ tutto un caso? Coincidenze fortuite? Poi, neppure due anni dopo ecco avviene l’operazione  Antonveneta/Mps.
I giornalisti (brutta gente!) a volte tendono a far quadrare i conti anche quando, forse (ma molto forse) ancora non  sono maturi i tempi per la conta conclusiva ma, qualora sia questo l’errore, i politici che queste storie le hanno vissute direttamente avrebbero l’obbligo morale – oltre che civile – di dare delucidazioni. Di spiegare e dissipare, così, gli eventuali dubbi. L’idea di salire su una cattedra, o peggio, di ritagliarsi un ruolo di “diffamati” dovrebbe essere l’ultimo, ma proprio ultimo, pensiero. Anche perché, nel frattempo, la cattedra è stata non proprio comodamente sistemata sul cumulo di macerie lasciate da una politica incapace di rispondere ai più elementari  bisogni della gente in una città che appare sempre più lo spettro di se stessa.
Mentre si mandano a casa i dipendenti Mps con una lettera appena formale; mentre si monitorano i pc al fine di vedere chi segue e commenta le notizie sul Cittadinoonline piuttosto che su altre testate scomode; mentre la scure di una crisi mai vista prima a Siena scende sempre più inclemente come e peggio che su tutto il resto del Paese, nessuna autocritica arriva dalle bocche immacolate di questi politici che prendono lauti stipendi pubblici da oltre un ventennio. Non un segno di sacro pentimento; neppure un momento di umano tentennamento.
Anzi,  come Sposetti stesso ha chiesto, sarebbe opportuno raddoppiare i finanziamenti ai partiti. E non vorrete mica di nuovo Berlusconi!!!!
Beh, caro onorevole, quando “troveremo le differenze” tra gli uni e gli altri, magari saremo anche disposti a toglierci il pane di bocca (ammesso e non concesso che ce ne sia rimasto) per sostenere sani e onesti partiti. Fino a quel momento caro onorevole, diciamo che la Sua è una proposta che – più che sorprendere – offende.
Resta, in queste ore, il valore profondo della vicinanza di quanti si sono stretti intorno alla redazione, dimostrando il loro apprezzamento per quanto fin qui fatto. Resta l’impegno di quanti hanno promesso di sostenerci attraverso l’associazione Red, nata proprio con l’intento di tutelare e diffondere l’importanza della libera informazione. E ancora resta, preziosissimo, l’entusiasmo delle prime ore “pioniere” di questo giornale, ormai sette anni fa, appena scalfito da questi assalti che, la storia lo dirà, hanno tutt’altro interesse che quello di stabilire una qualche verità.
A qualcosa questa ulteriore  “prova” è servita:  vuol dire che ci abbiamo preso, vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro, vuol dire che i valori in cui crediamo resistono, vuol dire che continueremo. Da piccola pulce di provincia… con 15 milioni di clic al mese.
Lasciatecelo dire: non prevalebunt!
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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