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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Vigni (SpS): riflessioni dopo l’arresto di Minucci

"Il sindaco non può far pensare a chissà quali complotti esterni"

SIENA. L’arresto di Ferdinando Minucci con l’accusa di associazione per delinquere e frode fiscale ha provocato reazioni varie in città, anche se non ha colto di sorpresa perché le avvisaglie erano state numerose.

Mi ha però particolarmente colpito l’intervista rilasciata oggi dal sindaco Valentini al Corriere Fiorentino, nella quale fra l’altro afferma: “Se ci fosse stata la stessa solerzia anche nei confronti di altre società sportive professionistiche o di altre banche, come c’è stata a Siena, non ci sarebbero stati solo i casi MPS e Mens Sana”, come se la città fosse vittima di una specie di congiura della Magistratura, perché le irregolarità compiute dalla Mens Sana Basket sarebbero comuni a tutto il mondo dello sport italiano, così come quelle compiute nella Banca Monte dei Paschi si sarebbero verificate in tante banche italiane.

Il fatto che il malaffare, l’ansia del potere e la voglia di arricchimento personale, sfruttando posizioni pubbliche o il sano tifo sportivo, siano diffuse sia a Siena che nel resto d’Italia, non credo possa giustificare comportamenti illegali, così come non penso che i cittadini senesi affezionati alla squadra di basket vorrebbero continuare ad avere amministratori disonesti pur di continuare a vincere scudetti, sacrificando anche le altre discipline sportive praticate a livello amatoriale da tanti giovani e ragazzi.

Naturalmente non voglio esprimere condanne prima che lo abbia fatto la magistratura, ma il solo elenco delle accuse e dei documenti presentati dal dottor Nastasi impressionano.

Un sindaco che si presentava come innovatore non può invitare i cittadini a risalire la china della crisi immaginando chissà quali complotti esterni. Deve guardare in faccia la realtà e dire la verità ai senesi: in questi anni la città è stata saccheggiata da persone che avevano fatto dell’arricchimento personale la regola di vita; da un clan di potenti chiuso e protetto che usava le risorse della Banca per condizionare tutta la vita cittadina.

Per uscire da questa vergogna ci vuole un moto d’orgoglio e praticare una politica della cosa pubblica tutta diversa; bisogna tagliare i ponti con quel passato che sembra ancora condizionare la nuova amministrazione e promuovere un’etica della politica nuova basata sull’onestà, sul disinteresse personale e sulla trasparenza degli atti.

Laura Vigni, consigliere “Sinistra per Siena, RC, SsM”

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