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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Teoria e pratica degli esuberi MPS

La gestione delle trattative sembra intaccare la credibilità del Tandem

di Red – foto di Corrado De Serio  

SIENA. Un comunicato a dire il vero contraddittorio. 1,5 milioni di euro (pari appena a circa 35/40 stipendi lordi annuali di dipendenti) di risparmi che la DG di MPS conta di ottenere “dal rinnovo degli organi societari delle controllate del Gruppo, Mps Gestioni Crediti, Consorzio Operativo, Biverbanca e Mps Tenimenti”. Ma Biverbanca è ormai praticamente venduta: di che stiamo parlando? La cessione del Cog dovrebbe essere in dirittura di arrivo, secondo le voci precedenti lo sciopero. C’è da chiedersi se MPS Tenimenti è più indispensabile al core business della banca rispetto a Consum.it. Con il credito al consumo rivelatosi quasi impossibile da piazzare sul mercato, se appena l’acquirente fa due conti e comprende l’impatto negativo sui suoi fondamentali secondo i parametri Basilea; stessa storia delle 400 filiali che si era raccontato prossime alla vendita e che invece verranno chiuse per mancanza di compratori. Dipendenti e cittadini ci scrivono chiedendo l’incorporazione di tante partecipate e controllate, visto che dall’assenza di Cda pletorici – se non chiaramente inutili – verrebbero risparmi molto più consistenti in termini di emolumenti, benefits e accessori: qualche decina di milioni. E non sono stati diffusi dati sulle consulenze, col sindacato a lamentare che le competenze interne sono tali da non giustificare il ricorso ai costosissimi esterni.
Non è questione di andare a colpire gli intoccabili dei Consigli di Amministrazione che, senza gettoni di presenza e auto blu, continueranno a vivere bene; è proprio una questione di sopravvivenza della credibilità del Tandem, che appare compromessa con quella stessa politica che a parole vorrebbe tenere fuori dalla banca. Appare sospetta (o quantomeno curiosa) – dopo l’intransigenza che fin dal 22 febbraio ha fatto deliberare al CdA vecchio e confermare al nuovo l’ondata di licenziamenti (passata da 1500 a 4600 con disinvoltura imbarazzante) e il muro contro muro con il sindacato negli ultimi mesi nonostante lo sciopero del 15 marzo – la velocità del dietrofront su esuberi, esternalizzazioni, contratto integrativo. E’ bastata una chiacchierata al tavolo con le sigle sindacali e voilà… adesso esistono “proposte alternative all’esternalizzazione del back-office”. Perché non dirlo subito e risparmiare settimane di angoscia a tante persone e tante famiglie?

Il dubbio sul teatrino della politica si è inserito nelle convinzioni di tanti e la nomina di un esponente politico legato ai Ds alla presidenza di Biverbanca li ha rinforzati. Astrid da una parte e Prometeia da un’altra si rivelano think tank che devono dare forza di pensiero e di struttura per mantenere MPS nell’esclusiva gestione del partito romano di riferimento che, per la sua posizione, si rivela incurante di attivi e passivi, dipendenti e licenziati, titoli di stato e crediti inesigibili. Tanto che nell’imminente festa provinciale dell’Unità che si apre in Fortezza, l’argomento licenziamenti (né nel perimetro della Banca, ma nemmeno in quello di Floramiata o Pramac, ad esempio, o delle tante piccole aziende che si teme non riapriranno dopo le ferie estive), non merita neppure l’organizzazione di un dibattito nell’apposito spazio quotidiano predisposto dall’organizzazione del partito.

E –  a proposito dei dibattiti della festa – mai che ci sia un contraddittorio che spezzi l’autoreferenzialità degli interventi, destinati sempre ai soliti personaggi. Alla faccia del “confronto dialettico” che qualche giovine virgulto del partito ritiene tema importante e fondamentale…

 

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