di Andrea Pagliantini
CASTELNUOVO BERARDENGA. Un po’ ovunque si cerca di mimetizzare la presenza delle utili – ma non belle – antenne per la telefonia in luoghi un po’ in disparte, che non ne pregiudicano il funzionamento.
Nella Berardenga si espongono in prima fila in luoghi affascinanti, neanche fossero i Bronzi di Riace.
Un camion al cospetto della nuova antenna pare il nano Mammolo, ma tutto intorno c’è una poesia scritta con il profumo del miele e della paglia al sole – fatta a zollette – orfana del grano appena tagliato.
Caspreno è uno dei più antichi toponimi del territorio della Berardenga, nei cui dintorni sono stati rinvenuti resti di insediamenti risalenti al IV – I Secolo A.C, mentre il “Cartulario della Berardenga” cita Caspreno e le sue Balze in tanti e delicati momenti storici.
Una visione dipinta dal lavoro dei contadini che per secoli hanno arato queste zolle argillose traendone alimento e modellando un paesaggio fra i più significativi della Berardenga e della Provincia di Siena.
Un’armonia di paesaggio che tanto si ostenta – porta benessere – ma poco si mantiene.




