di Enzo Martinelli
SIENA. Nei giorni di fine aprile nei quali i senesi festeggiano Caterina, la loro Santa, i giornali riportarono le risultanze contabili emerse dai rendiconti di gestione dell’ultimo esercizio finanziario di alcune ex Fondazioni bancarie. Nel leggere i valori di mercato dell’attivo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze salito a 3,7 miliardi di euro, del patrimonio netto a 1,8 miliardi, con un Fondo di stabilizzazione di 150 milioni e degli utili di bilancio ammontanti a €.119 milioni, dei quali €.64.000.000 verranno distribuiti nelle provincie di Firenze, Arezzo e Grosseto, viene il magone allo stomaco. Anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia (patrimonio netto €.438,4 milioni) distribuirà al suo territorio provinciale €.19 milioni, dopo averne accantonati 12,7 per il fondo di stabilizzazione il cui valore è pari a quello di Siena (€.50 milioni).
Nella città del Palio anche la Fondazione MPS, in occasione del rinnovo della deputazione amministratrice, ha reso noto i dati a consuntivo. Al termine dell’esercizio 2025, l’Ente aveva un patrimonio (€.583 milioni) pari ad un terzo di quello fiorentino e utili da distribuire per il territorio (€11 milioni) sei volte circa inferiori a quelli disponibili in riva all’Arno ed uguali a quelli dell’Istituto di Pistoia. Venti anni addietro la Fondazione di Palazzo Sansedoni con un patrimonio netto di €.6,5 miliardi occupava il primo posto in Italia nella classifica degli gli enti analoghi e distribuiva annualmente cifre che superavano quasi sempre i cento milioni di euro. Quella fiorentina qualche milione.
I dati riferiti suggeriscono un utile esame comparativo e qualche pertinente riflessione che lasciamo a chi legge e, ovviamente, agli addetti ai lavori.
Accanto al senso di impotenza, le risultanze finanziarie fanno affiorare nella comunità tristezza e sconforto per la sottrazione di ricchezze, benessere, opportunità e speranze negate alle nuove generazioni senesi dalla passata fallimentare gestione delle vicende del Monte e della relativa Fondazione. La crisi ha prodotto un’infamia e un danno irreparabili che si scontano oggi, ma che si ripercuoteranno nel tempo condizionando per sempre la vita economica e sociale della città e della sua provincia. I rimpianti riguardano anche quel gran volume di ricchezza, circa un miliardo e mezzo, che la Fondazione, a suo tempo, ha elargito alla comunità. Quelle grandi somme annualmente distribuite dall’Ente furono disperse, in maniera riprovevole, prevalentemente in spesa corrente e molto poco in produttivi e proficui investimenti da una classe dirigente che in larga parte è ancora in servizio attivo permanente e che crede di aver saldato il conto, affermando di aver “fatto autocritica”, una specie di “glasnost e perestroika russa” in salsa senese.
Una realtà molto scomoda e condizionante che a sinistra aspetta ancora di essere “illuminata!




