SIENA. La settimana vecchia è finita con un vistoso calando, e quella nuova sembra essere partita sulla falsariga. Il titolo Monte dei Paschi di Siena alle ore 17:41 vale 0,9255 euro (-11% sul venerdì; l’8 aprile 2015 faceva 2,514; fonte: Borsa Italiana) e si avvicina pericolosamente alla soglia oltre la quale potrebbe scattare la necessità dell’ennesimo aumento di capitale. Scrive Radiocor: “Sono passate di mano oltre 121 milioni di azioni, più del doppio della media scambiata ogni giorno nell’ultimo mese. Si tratta del 4,1% del capitale della banca senese. Con la performance di oggi la capitalizzazione di Banca Mps si è portata a 2,7 miliardi di euro, il che significa che in soli sei mesi è stato bruciato tutto l’impatto positivo dell’aumento di capitale da 3 miliardi lanciato solamente lo scorso giugno 2015. Del resto il 2016 e’ iniziato male per l’istituto senese che non è riuscito a registrare una seduta positiva tanto che da lunedì 4 gennaio a oggi ha lasciato sul parterre il 20% del proprio valore. Non solo. In un anno i titoli hanno perso oltre il 50%, passando a 1,93 euro a 0,92 euro di oggi, giornata convulsa durante la quale gli scambi sono più volte entrati in fase di volatilita'”.
Tutto questo mentre la crisi del mercato cinese e del petrolio arabo allontana due dei possibili investitori disponibili a incorporare l’istituto bancario senese di cui tanto si è favoleggiato. Vedremo che soluzioni il governo Renzi metterà in piedi, dopo le belle figure rimediate con i moschiettieri della finanza PD Etruria, Bancamarche, Chieti e Ferrara. Fallimenti, nell’affrontare i quali le pezze dello statista di Rignano sono scadenti più di quelle di Tremonti che al Monte il fallimento lo evitò, nascondendolo. Il fallimento mette in moto gli uffici giudiziari in maniera completa e totale e la posizione di papà Boschi sta precipitando. Con le ormai quotidiane rivelazioni è possibile che adesso una richiesta di dimissioni della ministra potrebbe avere successo.
A proposito di fallimento, momento di scorno per chi paventava che la nazionalizzazione o il fallimento di MPS avrebbero irreversibilmente portato via la banca dalla sua città. Banca Etruria è ormai fallita e su tutto si agita il mondo politico e bancario nazionale ma non sulla sede nè della nuova realtà nè della bad bank. Dove ci si scorna è sugli effetti del fallimento, che è ciò su cui avevamo responsabilmente messo l’accento per Rocca Salimbeni. Infatti ad Arezzo si sta indagando sui prestiti facili concessi dal CdA della banca attraverso cui vengono fuori i conflitti di interessi reali e le ruberie articolate. Invece a Siena ci è toccato il normalizzatore Profumo che, se avesse dovuto “rivelare” in un colpo solo il totale in miliardi di crediti inesigibili avrebbe dovuto solo portare i libri in tribunale. Qualcuno indagherà su queste scoperte “a singhiozzo” che hanno alterato la contabilità della banca? Qualcuno indagherà sui fidi facili concessi a Siena, ai conflitti di interessi? No, perchè il fallimento è stato evitato. Quando alle Feste dell’Unità vi dicevano che col fallimento ci avrebbero portato via la città mentivano. Avevano bisogno solo di proteggere la Casta.