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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Interviene anche Piccini: "Il museo come ambasciatore dell

SIENA. (f.t.) Al Santa Maria della Scala è di scena la cultura. Oggi (5 maggio) si è tenuto il convegno promosso dalla coalizione che sostiene Gabriele Corradi, intitolato “2019 – La cultura matrice dell’etica”. Al tavolo dei relatori erano seduti Pierluigi Piccini (capolista LCS), Antonio Polimene (direttore di Ipazia Promos), Alberto Massari (Ipazia Preveggenza Tecnologica), Pompeo De Angelis (storico) e Marina Romiti (assessore alla cultura del Comune fino al 2001). I lavori hanno seguito un canovaccio ben definito, partendo dalla situazione dei beni culturali a Siena. “Come è possibile che si sia arrivati a una situazione come questa? – si chiede Marina Romiti – Le Papesse è stato chiuso per contenere i costi, ma la cultura è un costo? Se è così lo sono anche le scuole e gli ospedali. Il problema è che tutto ciò che non produce plusvalore viene sistematicamente reciso. Il Santa Maria della Scala si sta trasformando in una scatola vuota, perché resta ripiegato su sé stesso e non si proietta sulla scena internazionale. La rendita delle opere d’arte non è e non sarà mai economica, ma tesa alla formazione di individui che non siano facile preda delle soubrettes della politica”.
L’attenzione è poi passata alla candidatura di Siena a capitale europea della cultura nel 2019. “Il quadro territoriale nazionale si caratterizza per la grande importanza dell’Italia Centrale – ha detto Pompeo De Angelis – In questo contesto, in ottica di competizione tra città candidate, molto probabilmente ci si ridurrà al duello tra Perugia (ed Assisi) da un lato e Siena dall’altro. Ma alla fine vincerà Siena per una ragione molto semplice. In questa città, con San Bernardino, è nato il primo embrione del capitalismo moderno fondato sulle banche. Siena dovrà meritare questa candidatura non chiudendosi dentro le proprie mura, ma assumendo il ruolo strategico di capitale. E questo significa apertura e proiezione internazionale”.
Nel solco della candidatura senese è intervenuto anche Antonio Polimene, soffermandosi in particolare sulla concezione stessa di cultura. “Molto spesso con il termine «cultura» ci si riferisce soltanto ai beni culturali ed al patrimonio – ha detto il direttore di Ipazia Promos – Tuttavia, la cultura non è un qualcosa di separato rispetto alla vita di tutti i giorni. E’ l’insieme di quei valori  e dei principi che stanno alla base della vita sociale. Se questa è la cultura, Siena non deve adottare la logica di Tremonti, secondo cui la cultura non si mangia. La sfida della città è quella di costruire un’amministrazione che faccia perno sulla cultura, che trovi nella cultura le soluzioni ai problemi della vita quotidiana”.
Infine, il dibattito è stato riportato sulla scena politica cittadina da Pieluigi Piccini. “Questo appuntamento si inserisce nel pieno di una campagna elettorale e per questo voglio precisare che le differenze tra noi ed i nostri avversari sono notevoli – ha concluso – Questa amministrazione ha portato alla chiusura del Palazzo delle Papesse ed ha affossato il Santa Maria. Noi intendiamo puntare su queste due strutture, riportando l’arte contemporanea alle Papesse e facendo del vecchio ospedale l’araldo della pittura figurativa senese nel mondo. Vogliamo che questo luogo in cui, in passato si curavano i corpi, torni ad essere uno scrigno in cui lo spirito di Siena ritrovi forza e capacità di uscire dai suoi confini per aprire un confronto costruttivo con altri territori. Se non si percorre questa strada non abbiamo alcuna possibilità di farcela”.

Foto di Corrado De Serio

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