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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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I ribelli del Pd scrivono a Bersani: "Ripristina la legalità"

I sette "dissidenti" chiedono l'intervento al segretario


SIENA. “La violazione verificatasi a Siena della regola basilare della democrazia interna di un partito, ovvero il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero, viene ora certificata da un’istituzione indipendente e di garanzia come la commissione nazionale dei garanti, presieduta dal prof. Luigi Berlinguer. Siamo a chiedere un tuo intervento, oramai indispensabile ed improcrastinabile, per ripristinare la legalità. Le regole devono essere chiare e uguali per tutti e non interpretate e usate da gruppi di potere a geometria variabile”. E’ quanto scrivono i sette ex consiglieri comunali di Siena ed esponenti del Pd senese Giovanni Bazzini, Anna Gioia, Luca Guideri, Giancarlo Meacci, Lucio Pace, Alessandro Piccini, Gianluca Ranieri, in una lettera inviata al segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani.

“In data 27 giugno – riporta la lettera – il Pd provinciale di Siena ha eletto il nuovo segretario provinciale. A quell’assemblea, però, era stata vietata la partecipazione ad alcuni di noi, con provvedimenti di sospensione che hanno impedito, tra l’altro, addirittura la presentazione di una candidatura, quella di Alessandro Piccini. Ora viene confermato che quell’assemblea era illegittima. Lo scrive il prof. Berlinguer. La commissione comunale dei garanti di Siena, riferisce Berlinguer, non poteva infatti comminare quei provvedimenti di sospensione di alcuni di noi. Come ha scritto la commissione nazionale, ‘la competenza ad adottare sospensioni cautelari spetta di norma alle Commissioni regionali di Garanzia’. Pertanto solo dal 4 luglio, giorno dell’intervento della commissione regionale toscana dei garanti, la sospensione potrebbe semmai essere legittima. Potrebbe, a nostro avviso, perché i garanti regionali non avrebbero dovuto confermare la decisione di chi non poteva prenderla, bensì avviare un procedimento autonomo e, sulla base di esso, poi decidere. La commissione regionale è dovuta intervenire (nel modo fatto, anch’essa illegittimamente) per sanare un ‘vizio’, quindi una irregolarità, della commissione comunale, organo che invece di garantire le regole, le ha infrante. E non si tratta di una irregolarità di poco conto: ad alcuni esponenti del Partito democratico, fondatori e da sempre militanti del partito, è stata proibita la partecipazione nonché il godimento dei propri sacrosanti diritti, è stata inibita la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero”.
“Caro Segretario – prosegue la lettera dei sette esponenti del Pd – come fa a definirsi ‘democratico’ un partito, come quello tratteggiato da alcuni esponenti del Pd di Siena, che proibisce ai propri membri la legittima partecipazione all’elezione degli organi interni e alla libera discussione nelle assemblee territoriali sulla base di decisioni che non potevano essere prese? Siamo stufi di vedere offesa la nostra intelligenza: se la commissione di garanzia comunale non può prendere certe decisioni non è possibile che alcun organo regionale sani tale illegittimità confermando una decisione che non poteva essere presa! La questione, come è evidente, pone un problema fortissimo intorno ai valori fondanti che hanno portato alla nascita del Partito democratico: la libertà di espressione, il pluralismo, la certezza delle regole, la trasparenza del confronto. Siamo a chiedere un tuo intervento, oramai indispensabile ed improcrastinabile, per ristabilire le regole basilari della vita interna del nostro partito, per ripristinare la legalità e per dare un segnale di vera libertà e serenità, nella convinzione che solo un Pd veramente unito e plurale sia in grado di raccogliere le grandi sfide che ci aspettano, al servizio dei cittadini e delle istituzioni”.
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