"Non si può celebrare la banca come simbolo di 500 anni di storia e cancellare Siena dal nome"
SIENA. «La contesa su Monte dei Paschi non riguarda più soltanto il futuro della banca senese. MPS controlla l’86,3% di Mediobanca, che a sua volta detiene il 13,32% di Generali. Il Monte è quindi diventato uno snodo di interessi finanziari che vanno ben oltre Siena. Il rischio è che venga utilizzato per perseguire strategie decise altrove, senza chiarire che cosa resterà realmente alla città».
Lo dichiarano Michela Guerrini, responsabile provinciale dei Comitati di Futuro Nazionale nella provincia di Siena, e Maria Antonietta Campolo, consigliera comunale di Siena in quota Futuro Nazionale, in vista della seduta straordinaria del Consiglio comunale del 2 settembre.
«Non ci schieriamo preventivamente a favore di una delle operazioni in campo», afferma Guerrini. «L’offerta presentata da Intesa Sanpaolo e il conseguente accordo con Unipol prevedono lo scorporo dal Monte di una parte rilevante delle sue attività e la successiva cessione a Unipol del marchio e di 635 filiali, destinate a essere integrate in BPER. Secondo quanto riportato da Reuters, la nuova banca perderebbe persino le parole “di Siena” dalla propria denominazione. Non si può celebrare Rocca Salimbeni come simbolo di cinquecento anni di storia e, contemporaneamente, cominciare a cancellare Siena dal nome della banca».
«La promessa del presidente di Unipol Carlo Cimbri di mantenere la sede principale in città non basta. Una sede soltanto formale rischia di diventare un contenitore vuoto se direzione, competenze e funzioni decisionali vengono trasferite altrove. Siena non può essere ridotta alla cornice prestigiosa di una banca governata da altri».
«La proposta dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio rappresenta un importante tentativo di preservare l’autonomia e l’integrità del Monte, ma non può ricevere una delega in bianco», prosegue Guerrini. «Nello scenario di piena realizzazione delle offerte su Banco BPM e Banca Generali, e qualora conferisse integralmente la propria partecipazione, Crédit Agricole — oggi titolare del 29,3% di Banco BPM — potrebbe arrivare a detenere circa il 10,9% del nuovo gruppo, diventandone verosimilmente il primo azionista singolo. Ciò non le attribuirebbe automaticamente il controllo della banca, ma le conferirebbe un peso potenzialmente rilevante negli equilibri proprietari e nella futura governance. Anche questo scenario richiede garanzie precise per Siena».
«Le integrazioni bancarie producono spesso riduzioni di organici, strutture e sportelli», sottolinea Campolo. «Escludere licenziamenti forzati non significa garantire il mantenimento dell’occupazione. Occorrono impegni precisi a tutela dei lavoratori, delle professionalità e della rete territoriale. Le preoccupazioni espresse dalla CNA di Siena — Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa — dimostrano inoltre quanto sia essenziale assicurare continuità al credito per le piccole imprese e per l’intera economia senese».
«Anche il mantenimento temporaneo della quota del MEF, pari al 4,86%, è positivo ma insufficiente. Il Governo deve chiarire quale posizione intenda assumere e quali strumenti sia disposto a utilizzare per tutelare il radicamento della banca. Rispettare il mercato non significa rinunciare alle responsabilità politiche».
«Non spetta certamente al Comune di Siena decidere le operazioni societarie, sostituirsi agli azionisti o interferire con le competenze delle autorità di vigilanza», precisa Campolo. «Ma il Comune ha il dovere politico e istituzionale di denunciare i rischi per Siena, rappresentare gli interessi della comunità e pretendere impegni formali da chiunque intenda modificare gli assetti del Monte. L’autonomia delle decisioni aziendali non può diventare un alibi per lasciare la città senza voce».
«Il 2 settembre chiederemo quindi al Consiglio comunale una posizione netta», concludono Guerrini e Campolo. «Prima di qualsiasi operazione che modifichi gli assetti proprietari servono impegni pubblici e vincolanti sul mantenimento del nome completo Banca Monte dei Paschi di Siena, della direzione e delle funzioni decisionali in città, dell’occupazione, delle filiali e del credito a famiglie e imprese.
Il Monte, fondato nel 1472, è parte inscindibile del DNA economico, sociale e civile di Siena. Non può diventare il semplice strumento di una partita finanziaria giocata e governata altrove».




