SIENA. Il Mef non solo mantenga la sua quota del 4,86% in Mps, ma la faccia valere in assemblea dei soci a difesa dell’integrità e dell’identità della Banca. È in sintesi la posizione espressa questa mattina dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani nel corso della seduta straordinaria del Consiglio comunale di Siena dedicata al futuro del Monte dei Paschi, a cui hanno partecipato parlamentari del territorio, rappresentanti delle istituzioni locali, forze sociali.
“C’è un 4,8% dello Stato quando si va all’assemblea dei soci, questo 4,8% dello Stato deve essere utilizzato dal governo in modo attivo per la tutela di questo patrimonio italiano che è il Monte dei Paschi di Siena”, afferma il presidente davanti alla stampa, dopo aver spiegato la sua idea in aula con cui invita il Ministero dell’Economia e delle Finanze a non tenere un atteggiamento neutrale verso l’Opas di Intesa.
Per Giani, l’appuntamento odierno del Consiglio comunale è un momento importante che manifesta l’unità del territorio a tutela dell’autonomia della banca, del mantenimento della direzione a Siena, dei livelli occupazionali e della rete degli sportelli, nonché della capacità dell’istituto di sostenere l’economia locale.
“Le istituzioni – ribadisce il presidente – vogliono essere unite, sono unite su un principio fondamentale che del resto è sancito dalla legge 218/1990, la cosiddetta legge Amato, che differenziò il profilo con cui Fondazione e Banca si rapportavano a Siena rispetto agli altri istituti di credito. Dobbiamo ripartire da lì, dal legislatore italiano che dà al Monte dei Paschi di Siena uno status particolare che tutti devono tenere in forte considerazione, cioè il fatto che l’integrità del Monte dei Paschi è un bene per questo Paese e conseguentemente l’impegno delle nostre istituzioni deve allargarsi a livello nazionale”.
Giani, che domani tornerà a Siena per un incontro con la sindaca Fabio, la presidente della Provincia Carletti e i parlamentari eletti in Toscana, ricorda il precedente passaggio vissuto da Mps nel 2021, quando rischiò l’incorporazione in Unicredit. “Allora grazie all’unità delle istituzioni ce la facemmo a impedirla e oggi – sottolinea il presidente – dobbiamo agire nello stesso modo, a partire da quello che abbiamo chiesto al ministro Giorgetti”.
“Faremmo un pessimo servizio se cadessimo nella trappola delle divisioni commentando le dichiarazioni che si susseguono”, dice il presidente rispondendo ai cronisti sulle diverse opinioni apparse in questioni giorni sugli organi di stampa. “Sono i soggetti che in questo momento agiscono a doversi rendersi conto che questo territorio è unito, compatto, forte nella tutela della banca.
Quello che conta è la sostanza di una presa di posizione che insieme abbiamo preso di fronte al ministro Giorgetti, assieme all’orgoglio e la consapevolezza che dal 1462 di Monte dei Paschi dimostra che in Toscana si sa fare banca con valori, etica ed è un luogo fondamentale per l’economia del Paese”.
L’intervento della presidente della Provincia Agnese Carletti
“Ci sono momenti nel dibattito pubblico in cui la politica, come e più di quanto già non faccia ogni giorno, ha l’obbligo morale e istituzionale di alzare lo sguardo, superare le contingenze quotidiane, abbandonare le casacche di parte e ritrovare la radice originaria del proprio mandato: il servizio indefesso alla propria comunità. Il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena non è una contesa d’aula tra schieramenti diversi, né un’occasione di posizionamento tattico. È la sostanza stessa della tenuta sociale ed economica del nostro territorio, della dignità di migliaia di lavoratori, della serenità delle loro famiglie e delle prospettive di sviluppo di tutta la Toscana.
Guardiamo a dove eravamo fino a poche settimane fa. Di fronte a mesi di incertezza e di rincorse speculative sui mercati, il rischio per Siena era quello di rimanere spettatore alla finestra. Di fronte a questo scenario, avremmo potuto cedere alla protesta rassegnata o al solito, sterile palleggio di responsabilità. Abbiamo fatto una scelta diversa e coraggiosa: abbiamo scelto l’unità istituzionale e politica come metodo e come forza. Oggi dobbiamo rivendicare con orgoglio e lucidità il lavoro portato avanti. Se la voce di Siena ha rotto quel silenzio, è solo perché il territorio ha saputo muoversi compatto, nelle nostre assemblee elettive prima, nei confronti del Governo poi. L’azione congiunta che rivendico di aver promosso insieme alla Sindaca di Siena Nicoletta Fabio e al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ci ha consentito di presentarci a Roma, davanti al Ministro Giorgetti, con una posizione condivisa e autorevole. In quell’incontro a Roma che io ho definito inevitabilmente interlocutorio abbiamo aperto un doveroso e dovuto canale di confronto.
Abbiamo ribadito al Ministro Giorgetti — trovando condivisione — che la salvaguardia e l’integrità di Banca Monte dei Paschi di Siena non è un’esigenza ristretta al perimetro senese o toscano, ma è una questione di primario interesse nazionale per l’intero sistema Paese e per il credito all’economia reale. Abbiamo ottenuto la conferma che il Ministero dell’Economia, al momento attuale, manterrà congelata la propria quota del 4,8%. Lo Stato per ora non venderà sul mercato, evitando di alimentare nuove speculazioni e garantendo un presidio pubblico determinante per condizionare le scelte future sulla governance della banca.
Abbiamo chiesto formalmente all’esecutivo di valutare ed essere pronto a esercitare tutti i poteri speciali in possesso del Governo per tutelare gli asset strategici, la rete, il marchio, l’occupazione e l’autonomia del gruppo da qualsiasi tentativo di scalata ostile o di operazione puramente finanziaria contraria all’interesse pubblico. Gli asset strategici del Paese e la responsabilità sociale d’impresa rappresentano un valore consolidato che le dinamiche di mercato non possono travolgere.
Quella fermezza sta producendo un risultato politico indiscutibile: sta costringendo tutti gli attori in campo a fare i conti con il territorio. Chi pensava di trattare il dossier MPS come una semplice pratica contabile o una vendita da chiudere in stanze lontane sa che oggi non può più prescindere dalla nostra comunità. Abbiamo dimostrato che quando le istituzioni parlano con un’unica voce, gli interlocutori hanno l’obbligo di ascoltare e di confrontarsi.
Questo ci porta al punto centrale sul piano politico e culturale: qual è il compito delle istituzioni in questa fase complessa?
Lo ribadisco con nettezza da quest’aula: alle istituzioni pubbliche non spetta il compito di rassegnarsi o di subire passivamente le dinamiche finanziarie. Sappiamo bene che i mercati rispondono a logiche di redditività e di dividendo nel breve termine. Tuttavia, la politica e le istituzioni rispondono a un imperativo di ordine superiore: la salvaguardia del bene comune, la tutela del lavoro, la tenuta sociale e la costruzione di una visione industriale di lungo periodo.
Come amministratori non siamo chiamati a fare i commentatori delle fluttuazioni di borsa o delle decisioni tecniche dei banchieri, tantomeno delle loro dichiarazioni sui giornali. Il nostro compito è fissare i confini e le priorità dell’interesse pubblico, secondo il principio sancito dall’articolo 41 della Costituzione che riconosce la libertà di iniziativa economica privata, subordinandola però al rispetto dell’utilità sociale.
È proprio per questo che l’unità istituzionale in questo percorso non è una parentesi tattica né una facciata retorica, ma uno strumento permanente di indirizzo: noi siamo i garanti del patrimonio economico, occupazionale e sociale che Montepaschi rappresenta per l’intero Paese, per la Toscana e per la nostra provincia.
È sulla base di questo primato dell’interesse pubblico che richiamo e confermo integralmente i punti cardine emersi nel dibattito consiliare e nelle mozioni che sostengono il nostro operato, che ho condiviso con l’assemblea dei Sindaci di tutta la provincia e approvate all’unanimità, senza alcun distinguo, in Consiglio provinciale, in Consiglio regionale e in questa stessa aula:
La salvaguardia dell’occupazione e dell’indotto: MPS non è fatta soltanto di cifre di bilancio, ma di migliaia di lavoratrici e lavoratori, di professionalità di eccellenza nella sede centrale, nella rete delle filiali e nel comparto tecnologico. Attorno alla banca vive un ecosistema di imprese, fornitori e servizi che costituisce l’ossatura economica del senese. Salvaguardare ogni singolo posto di lavoro non è una richiesta assistenziale, ma una condizione industriale essenziale per la sostenibilità futura del gruppo.
La centralità strategica della Direzione Generale a Siena: l’identità, il valore direzionale e la testa operativa della banca devono rimanere qui. Rifiuteremo con la massima fermezza qualsiasi tentazione di smembramento, di “spezzatino” asset per asset, o di riduzione della sede di Siena a una mera facciata priva di reali poteri decisionali.
Il presidio del credito al territorio: Monte dei Paschi di Siena deve continuare ad adempiere alla sua storica missione di banca commerciale di prossimità. Senza un istituto vicino ai bisogni reali delle piccole e medie imprese, dell’artigianato, dell’agricoltura, del terzo settore e delle famiglie, la nostra economia locale rischia un impoverimento strutturale irreversibile, come confermano anche le ultime previsioni della Camera di Commercio.
In questi mesi, come istituzioni, ci siamo mossi senza sosta: abbiamo promosso tavoli di crisi, convocato riunioni e mantenuto alta l’attenzione su ogni singola vertenza che colpisce il nostro territorio, dai lavoratori della Beko a quelli di Acqua & Sapone, fino a tutte le altre realtà aziendali in difficoltà nella provincia di Siena. Se dedichiamo ogni nostra energia per tutelare decine o centinaia di posti di lavoro nelle crisi industriali e commerciali, come potremmo mai disinteressarci del futuro di Banca Monte dei Paschi, che da sola occupa circa duemila addetti nella nostra provincia? Sarebbe un’omissione imperdonabile verso la nostra comunità.
La dimostrazione che Siena sa fare sistema e sa anticipare le sfide l’abbiamo data proprio nella giornata di lunedì. Con la firma del Patto contro le crisi e per il rilancio del territorio senese — un’iniziativa nata da una proposta strategica della Provincia e della Regione Toscana, sviluppata sulla base dell’analisi della piattaforma unitaria dei sindacati CGIL, CISL e UIL e condivisa con Camera di Commercio, associazioni datoriali, Università senesi e Fondazione MPS — abbiamo tracciato un modello innovativo di governance territoriale.
Il messaggio che abbiamo lanciato è chiaro: questo territorio non vuole più subire passivamente l’esplosione delle crisi per poi rincorrerle. Abbiamo creato una rete pubblica permanente di monitoraggio, prevenzione e rilancio economico. Sia sulle vertenze territoriali sia sul dossier MPS, dimostriamo che la tutela del credito e la protezione dell’occupazione sono i due volti della medesima alleanza tra istituzioni, parti sociali ed economia reale.
La difesa della Banca non significa mantenere tutto fermo, né tanto meno fare un’operazione nostalgia. Guardiamo al futuro di Monte dei Paschi di Siena e alle evoluzioni del sistema bancario con consapevolezza, ma ci sono punti fermi rispetto ai quali non possiamo in alcun modo arretrare. Il Monte dei Paschi non è soltanto un asset finanziario al centro delle logiche del risiko bancario, ma è parte integrante della storia, dell’economia e dell’identità della nostra comunità. Qualsiasi evoluzione strategica o alleanza futura dovrà passare da garanzie chiare ed esplicite.
In conclusione, la linea che, come istituzioni locali, abbiamo indicato rimane nettamente tracciata. Su queste premesse proseguiremo il confronto, a partire da domani con tutti i parlamentari toscani, nelle prossime settimane con la proposta che voglio fare qui a tutti voi di chiedere, come istituzioni, di essere auditi in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo al Senato per rappresentare le istanze del territorio con il rigore, la compattezza e la fermezza che il nostro ruolo istituzionale ci impone”.
Silvio Franceschelli (PD) nel suo intervento ha affermato che «Il futuro di Monte dei Paschi di Siena e della sua rete di credito non è una semplice questione locale: è un tema che riguarda Siena, la Toscana e l’intero sistema Paese. È chiaro che la vicenda presenta più aspetti. Da un lato c’è la dimensione del mercato e delle operazioni finanziarie: sappiamo bene come funziona il sistema e quali siano gli scarsi margini di manovra. A ciò si aggiunga gli esiti che potranno avere i pareri delle autorità di vigilanza europee e nazionali i cui pareri e decisioni potrebbero imporre nuove valutazioni.
Proprio per questo è nato un tavolo promossa da Regione, Comune, Provincia e da tutte le forze politiche, istituzionali e sociali: per monitorare il contesto e far sentire la propria voce anche di fronte a tutti gli interlocutori. Dall’altro lato, c’è il tema del modello creditizio e del radicamento territoriale. È essenziale mantenere un portafoglio crediti saldo. Non basta un semplice mantenimento formale di una Banca come Mps che non è quella di una filiale qualunque: per il nostro tessuto economico e sociale rappresenta una quota fondamentale del credito erogato.
Esiste un legame viscerale e secolare tra la città di Siena, la banca e la sua dirigenza e i lavoratori. È un patrimonio istituzionale e sociale unico, rappresentato anche da Piazza Salimbeni, che va tutelato nella sua totale integrità. Ho avuto modo di rappresentare questa visione direttamente al Ministro Giorgetti nel corso dell’audizione in Commissione d’inchiesta sulle banche e le assicurazioni. Credo fortemente che la ripresa economica del Paese passi da un sistema bancario realmente pluralista nell’interesse delle imprese e delle famiglie per le quali è vitale poter scegliere concorrenzialmente tra più interlocutori, per evitare posizioni di forza o di svantaggio sull’accesso alla liquidità e gestione del risparmio».
Francesco Michelotti (FdI) ha sottolineato “Da Siena deve arrivare un messaggio netto: il Monte dei Paschi non può essere smembrato, svuotato delle sue funzioni e ridotto ad una semplice insegna. Difendere l’integrità di MPS, significa difenderne il nome, le professionalità, le funzioni direzionali e strategiche ed il legame con Siena. La linea del governo e di Fratelli d’Italia è chiara: rispetto del mercato e delle sue regole, ma nessuna indifferenza rispetto al futuro della banca. Giorgia Meloni, che ringrazio per le parole inequivocabili di qualche settimana fa a tutela dell’integrità di MPS, lo ha definito un ‘pezzo pregiato’ e ha indicato un obiettivo preciso: una banca forte e competitiva, evitando qualsiasi ipotesi di smembramento. La neutralità del governo rispetto alle operazioni finanziarie non significa neutralità rispetto agli interessi strategici della Nazione e di Siena. La sinistra, a Roma, accusa il governo di interferire nel risiko bancario e a Siena ne chiede invece un intervento massiccio, dando vita ad una contraddizione grottesca. Non si può essere ultraliberisti a Roma e interventisti a Siena secondo la convenienza politica del momento. O, ancor più chiaramente: non si può essere toscani in Toscana e Emiliano Romagnoli a Roma. Siena non accetta lezioni da chi oggi si proclama difensore della senesità dopo che per decenni un preciso sistema politico ha utilizzato Monte e Fondazione come strumenti di potere, contribuendo a disperdere il patrimonio e il peso dell’azionariato territoriale. La nostra richiesta resta semplice e inequivocabile: il valore ricostruito in questi anni non venga disperso. MPS deve poter crescere integra e forte, conservando il proprio nome, le proprie professionalità, le funzioni strategiche e il suo legame con Siena. Su questo saremo decisi fino in fondo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Enrico Tucci (FdI): “La prima cosa che abbiamo portato a casa è il fatto che lo Stato al momento non intende cedere la sua partecipazione in Banca Monte dei Paschi di Siena, il mantenimento della quota pubblica è un risultato concreto del confronto istituzionale.




