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Ceccuzzi dà il via alla campagna elettorale

Le dimissioni provocate dalle bugie raccontategli sull'acquisto di Antonveneta?

di Red

SIENA. Si dice che da anziani si ritorni bambini. E che i bambini dicano sempre la verità. Ed è così che, nella serata di Ceccuzzi in fortezza, si è alzato un certo Bernini, vecchietto arzillo ex-demitiano ora d’alemiano, a far saper agli astanti che lui avrebbe votato Ceccuzzi sindaco. La quadratura del cerchio, tutte le giustificazioni date dall’ex sindaco immerse nel mare della politica romana che lo ha rispedito a commissariare la città nelle parole innocenti di un bimbo, peraltro non facilmente messo a tacere. Poi c’è la questione dell’italiano. Non tanto lo “stassi” invece che “stessi”, quanto per la parola “dibattito”, usata per presentare l’incontro con l’ex sindaco. Per fare un dibattito ci vogliono delle persone che abbiano, sul tema proposto, idee differenti; in questo caso ci siamo trovati due interlocutori che servivano le battute al princeps su un vassoio d’argento. Così a Ceccuzzi è stato permesso ricostruzioni temporali fantasiose. L’ex sindaco ha detto di aver allontanato Parlangeli dalla Fondazione, quando ufficialmente il Provveditore si è dimesso (2 luglio 2011); sulle cause delle dimissioni attualmente vige il silenzio più assoluto. Meno male che il mandato degli eletti a Palazzo Sansedoni li rende indipendenti dalla politica che li ha nominati. Ma nel discorso fatto in serata, Ceccuzzi ha detto chiaramente di aver creduto nel 51% della Fondazione durante tutta la campagna elettorale 2011 e di averlo difeso strenuamente perché non sapeva dei debiti sottoscritti nel 2008 da banca e fondazione; forse riteneva Parlangeli responsabile di ciò? E, venuto a conoscenza dei misfatti, aveva ancora una settimana di tempo per impedire alla Fondazione di siglare il miliardo di debiti che l’ha affossata definitivamente, grazie anche alla vendita delle poche e buone partecipazioni ancora nel portafoglio di Palazzo Sansedoni. Era il sindaco, poteva fermare tutto e non l’ha fatto. Soprattutto non l’ha denunciato pubblicamente e immediatamente. Ceccuzzi ha sferrato un attacco indiretto a tutti i suoi predecessori senza nominarli: quasi che Ceccherini, Cenni, Mancini, Mussari & C. gli avessero raccontato un pacco di bugie. Sulle vicende dell’acquisto Antonveneta ha molto insistito sul fatto che i consiglieri di minoranza abbiano sempre votato a favore di quanto fatto da Mussari e Vigni. E che abbiano goduto di poltrone nei consigli di amministrazione senza trovare nulla da ridire: a loro l’incombenza di replicare. Ha dispensato consigli e proposte per il futuro della città come si fa in un comizio.

Abbiamo sperato alla fine ci fosse qualche domanda “non allineata”: dopo la promessa del “potete preparare le domande”, è intervenuto un ex professore universitario (Sapia), che ha proclamato sindaco Ceccuzzi. Senza primarie e senza l’appoggio di Renzi. Dopodichè la prevista (dal palinsesto della festa) musica dal palco sul retro ha invitato i moderatori a concludere il comizio. Per la gioia del comitato elettorale schierato e plaudente e le assenze degli esponenti piddini che potrebbero correre in competizione. La campagna elettorale a Siena è già cominciata, la volata a Ceccuzzi è lanciata. Qualche speranza la potrebbe avere se si voterà a novembre, contando sul fatto che candidature alternative dentro e fuori il partito non sono ancora organizzate, come difficile è l’indizione delle primarie di coalizione in così breve tempo. Ma se si dovesse scivolare a primavera, certamente qualcuno tra i plaudenti di oggi giocherà le sue carte. Per vincere ci vuole una coalizione, e non sia mai che la testa di Ceccuzzi possa diventare l’arma di scambio con gli alleati che ci saranno per avere un altro sindaco del PD a Palazzo Comunale.

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