Dal 16 aprile al 5 giugno al Siena Experience Italian Hub
SIENA. Ricorre quest’anno il centenario del volume “Punto, linea, superficie” di Wassily Kandinskij, successivo alle precedenti pubblicazioni “Lo spirituale nell’arte”(1910, Murnau, Baviera) e “Il cavaliere azzurro” (1912, Monaco di Baviera): l’Astrattismo era nato, prima in Russia, poi in Germania. Paul Klee (1879/1940), pittore e violinista dell’orchestra di Berna, diceva: ”L’arte non deve rappresentare il visibile, ma deve rendere visibile l’invisibile”.
TUTTASTRATTO è la mostra collettiva cura di Alessandro Grazi e Fabio Mazzieri che si apre oggi 16 Aprile e fino al 5 Giugno 2026 al Siena Experience Italian Hub – Palazzo Scotti Via di Città, 25 – Siena
Kazimir Malevic, (Kiev 1878/ Leningrado 1935), organizza la mostra “ 0,10”, nel 1915 a San Pietroburgo, mostra che
rappresenta uno spartiacque tra il prima e il dopo, dove espone trentasei quadri, tutti astratti, senza forme precostituite e
riconoscibili dall’uomo, disposti in maniera confusa nelle pareti, da cima a fondo, tra cui il celebre “Quadrato nero su fondo
bianco”, che fu posizionato, dallo stesso Malevic, nell’angolo in alto tra due pareti, tradizionalmente “ l’angolo rosso”,
riservato alle icone sacre nelle case russe. Malevic diceva:” L’arte astratta, perchè totalmente astratta, dovrebbe essere invisibile e il quadro dovrebbe essere vuoto”. Così nacque il Suprematismo, derivato direttamente dal Cubismo e dal Futurismo.
Wassily Kandinskij (Mosca 1866/ Neuilly sur la Seine 1944), in Germania, nel 1910, esegue il “Primo acquarello
astratto”, opera in cui non si rappresenta alcunchè di figurativo, ma la sua comprensione è affidata alla spiritualità dello spettatore, alle sensazioni emotive che la visione di questa opera riesce a dare. I titoli delle sue opere: “Impressione”, “Improvvisazione”, “Composizione”, indicano il profondo legame che Kandinskij aveva con la musica: suonava anche il violoncello nell’orchestra di Odessa.
La musica fu fondamentale per questi artisti. Sia Malevic che Kandinskij, figure chiave dell’avanguardia russa, erano pienamente inseriti in un contesto culturale in cui la musica, la nuova musica direi, giocava un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’astrazione. Non dimentichiamo infatti che, tra tutte le arti, la musica è quella più astratta in quanto, nel momento in cui la ascolti, il suono è già finito e rimangono soltanto le sensazioni, la spiritualità. Kandinskij, proprio nel suo primo saggio “Lo spirituale nell’arte”, già percepisce il suono come colore.
Numerosi i grandi musicisti che ruotarono intorno a Kandinskij e Malevich, primo fra tutti Arnold Schoenberg con la sua
musica dodecafonica. Contemporaneamente, in Olanda, Piet Mondrian dava luce al Neoplasticismo, movimento che vide
alla base composizioni astratte, ovvero opere in cui non si rappresenta nulla della realtà. Dal 1906, anno di nascita delle
“Demoiselles d’Avignon” di Picasso, fino al 1915, l’arte, in tutta Europa, vive momenti di grande fermento. Ma non dimentichiamo che negli anni del nazismo la loro fu ritenuta “arte degenerata” e molte opere distrutte.
Attualmente è in corso a Palazzo Strozzi a Firenze la mostra “Mark Rotko” (Dvinsk, Russia,1903/New Jork,1970), pittore
lettone naturalizzato statunitense, massimo esponente dell’espressionismo astratto americano. Rotko sviluppa, nelle sue
grandi opere, un linguaggio radicale in cui non sono presenti nessuna figura o simbolo, ma solo colore, ovunque, per offrire
a chi guarda una esperienza solo e, solamente, spirituale. Lui voleva che le sue enormi tele si osservassero non da lontano, ma da molto vicino, così da “abitarle”, in maniera tale che il colore diventasse uno spazio mentale.
A Siena la corrente pittorica del Purismo, nata nei primi anni dell’800 all’interno dell’Accademia di Belle Arti, costituitasi
con Regio Decreto il 16 settembre 1816, prepara artisti che si rifanno, sin dalle origini, alla rivalutazione dell’arte di ispirazione religiosa e alla pittura da Cimabue a Raffaello. Alcuni nomi, solo per ricordare: Giuseppe Colignon, Francesco
Nenci, Luigi Mussini, Angelo Visconti, Amos Cassioli, Cesare Maccari, Alessandro Franchi, Arturo Viligiardi, Gaetano
Marinelli, Federigo Icilio Joni, Virgilio Marchi, Dario Neri, Primo Giusti e molti altri.Tutti bravissimi, ma senza nessun
fremito, senza nessuna presa di coscienza nei confronti delle avanguardie che si sviluppavano in Europa. A Siena persistettero a lungo i principi del Purismo.
All’Istituto d’Arte di Siena, dopo la seconda guerra mondiale, la pittura astratta diventa invece attivita’ di ricerca con
Otello Chiti nelle lezioni che impartisce agli studenti americani di Buffalo (USA), mentre la Prof. ssa Loretta Trabalzini
insegna la tecnica del Batik e della laccatura in piccole tavole di faesite con soggetti completamente astratti, ricerca che
però non ritroviamo mai nella pittura dei Drappelloni per il Palio di Siena, almeno fino al 1969, con il drappellone per il
palio straodinario dedicato alla luna di Mario Bucci, noto come Marte (Siena 1941/ Lugano…….)
La mostra è un omaggio a 3 grandi artisti astratti che hanno frequentato a lungo la città o vi sono nati:
– Richard M. Goodwin (Newcastle, USA, 1913 /Siena 1996), laureato in Economia all’Harvard College del Massachussets, ma con una grande passione per l’arte e per la pittura senese del Medioevo, divide la sua attività di vita tra l’insegnamento di Economia nelle Università più prestigiose del mondo e la pittura. Rimane molto influenzato dall’Action Painting di New York, in particolare da Robert Motherwell e Franz Kline, due dei maestri dell’espressionismo astratto. L’elemento fondamentale nella pittura di Goodwin è il colore. “ Un quadro deve riuscire a mostrare la combinazione di forma e colore.
Ma è il colore a giocare il ruolo più importante per catturarti, per farti sostare a guardare. Il colore ti assale, ti rapisce.
Un dipinto si rivela quando lo spettatore, dopo la prima visione a distanza, riesamina il dipinto da vicino, da molto
vicino”. Dal 1980 al 1990 insegna all’Università di Siena e abita nelle campagne senesi. Nel 1992 l’Università di Siena
gli dedica una mostra antologica alla Galleria di Palazzo Patrizi (Catalogo Nuova Immagine, Siena).
– Piero Sadun (Siena 1919 / 1974), dopo un primo periodo figurativo/espressionista, mutò la sua tecnica pittorica passando alla materia informale e a superfici dipinte con densi impasti grumosi ad olio. Dopo varie vicessitudini durante la guerra dovute alle sue origini ebraiche, nel 1945 si trasferì a Roma, dove intraprese la carriera di insegnante, fino ad assumere l’incarico di Direttore dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila.
– Charis Vivante (Siena 1930/ Firenze 2015), vive l’infanzia a Villa Solaia, vicino a Siena, l’adolescenza in Inghilterra,
dove la famiglia si trasferisce a causa delle persecuzioni razziali, la giovinezza in Africa. Cresciuta in una famiglia di intellettuali, eredita dalla madre, Elena De Bosis, la passione per la pittura e dallo zio, Lauro De Bosis, quello per la poesia.
Dopo aver dipinto, nel suo soggiorno in Africa negli anni ‘50/60, grandi nudi maschili e ritratti di gente del posto, nel
1959 torna a Siena e rinasce completamente elaborando grandi tele con cerchi circoncentrici la cui origine deve essere ricercata in Robert e Sonia Delonay. Nel 1967 si trasferisce a Firenze.




