SIENA. Naza è in programma al Pendola dal 28 al 30 settembre.
Il Peso di una Parola
Che cos’è NAZA? Nel freddo ed efficiente gergo militare e dell’intelligence israeliana, questa parola è un acronimo tecnico. Indica la quota stimata, scientificamente calcolata da un algoritmo, di civili palestinesi sacrificabili – i cosiddetti “danni collaterali” – pur di eliminare un singolo bersaglio di Hamas in un raid aereo su Gaza. Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor parte esattamente da qui: dalla disumanizzazione del linguaggio bellico che trasforma le vite umane in variabili matematiche.
La struttura del film: Il controcampo della distanza
Con la regia di Yuval Abraham, Rachel Szor prodotto da The Guardian, JW Films Girato quasi interamente di notte sui tetti di Tel Aviv, il film crea un contrasto visivo e concettuale raggelante. Sotto i tetti si muove la normalità quasi anestetizzata di una metropoli occidentale; sopra, nel buio e nell’anonimato protetto dalle ombre, ventiquattro tra soldati ed ex ufficiali dell’intelligence israelianaparlano davanti alla telecamera.
Le loro voci ricostruiscono i meccanismi interni della macchina da guerra tecnologica: l’uso dell’intelligenza artificiale, il tracciamento dei cellulari, l’hackeraggio e i droni. Non c’è un unico protagonista; il vero protagonista è il Sistema. I testimoni descrivono il proprio lavoro con sfumature diverse: chi con gelido distacco professionale, chi con un senso di colpa opprimente, chi con una tardiva ma lucida consapevolezza. Ne emerge il ritratto di una guerra ultra-tecnologica combattuta a distanza, dove l’automazione cancella il volto delle vittime e rende drammaticamente “facile” premere un bottone.
Perché è un film necessario
NAZA non è un semplice reportage di denuncia, ma un’opera analitica e profondamente politica che interroga direttamente lo spettatore. La forza dei due registi (coadiuvati dalla produzione esecutiva di Jonathan Glazer, regista del premio Oscar La zona d’interesse) sta nel non mostrare il sangue in modo voyeuristico, ma nel documentare la burocrazia e la pianificazione matematica della strage degli innocenti. È un controcampo implacabile che restituisce complessità a una tragedia umanitaria togliendo ogni alibi all’indifferenza.