di Paola Dei
SIENA. In uscita oggi al cinema il film vincitore della sezione Orizzonti alle 83 Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con un ispirato e profondamente umano Riccardo Scamarcio. Esiste un tabù ancestrale e doloroso nella genitorialità, qualcosa che raramente il cinema ha il coraggio di guardare dritto negli occhi: l’incapacità profonda, e l’intima vergogna, di accettare che un figlio non sia come lo avevamo immaginato. Su questo crinale emotivo così fragile si muove I figli della scimmia, lo straordinario esordio alla finzione di Tommaso Landucci, che vede un monumentale Riccardo Scamarcio calarsi nei panni di Dario, un padre spezzato a metà.
La metafora di Esopo e il peso delle proiezioni psicologiche
Il titolo del film affonda le sue radici nella celebre fiaba di Esopo sulla scimmia che, avendo dato alla luce due gemelli, riversa tutto il suo amore e le sue cure solo sul cucciolo preferito, finendo per soffocarlo, mentre trascura l’altro. Nella pellicola di Landucci questa metafora diventa una spietata lente d’ingrandimento psicologica. [
Dario ha un figlio reale, Enrico, affetto da una grave disabilità. Lo accudisce, lo lava, lo ama di un amore totalizzante e quotidiano, eppure faticoso. Quando nella sua vita entra il nipote adolescente, il figlio di suo fratello, in Dario scatta un meccanismo psicologico tanto umano quanto drammatico: la proiezione. Nel nipote, Dario vede l’incarnazione del suo “figlio ideale”, il ragazzo sano, dinamico e leggero che avrebbe voluto avere. Inizia così a riversare sul nipote tutti i sogni e le aspettative frustrate, illudendosi di poter vivere una paternità “normale” e priva di gravità, fino a rendersi conto – con un senso di colpa devastante – di aver tradito la realtà per un’illusione.
Una regia di sguardi e l’autenticità di Scamarcio
Landucci sceglie la via della sottrazione: niente artifici o pietismi, ma un cinema fatto di sguardi, di silenzi e di straordinaria umanità. Riccardo Scamarcio regala una delle prove più mature e viscerali della sua carriera, restituendo l’egoismo spontaneo e il successivo, doloroso pentimento di un uomo che crolla sotto il peso dei propri desideri irrisolti.
A sublimare l’autenticità dell’operazione è stato il bellissimo e commovente gesto avvenuto a margine della presentazione a Venezia: Scamarcio ha voluto condividere idealmente il riconoscimento e gli applausi con Andrea Aggio, il giovane attore disabile che interpreta suo figlio nel film. Un atto di profonda generosità che rispecchia l’anima stessa della pellicola: abbattere le barriere del tabù della disabilità attraverso la condivisione e il rispetto reciproco.
I figli della scimmia non offre risposte facili o consolatorie. È un film che scava dentro, che interroga la nostra capacità di amare l’altro per quello che è, liberandolo finalmente dal peso dei nostri sogni mancati. Da non perdere.




