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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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“Disegno. Idea e opera“: una mostra al museo civico archeologico

I lavori di Giulia Ciacci e Mattia Rossi, artisti emergenti, sull’onda della Val di Chiana capitale regionale della cultura e del ricco programma di feste natalizie. Inaugurazione domenica 7 dicembre (ore 17)

SARTEANO – Sarà inaugurata domenica 7 dicembre (ore 17) una mostra d’arte al Museo civico archeologico di Sarteano, curata da Stella Severini e Intrepido Servizi. Il titolo è già un programma: “Disegno. Idea e opera”. Protagonisti due artisti del territorio: Giulia Ciacci, nata a Perugia nel 1990, e Mattia Rossi, nato a Montepulciano nel 1996. La prima, laureata in Storia dell’arte, si è affinata al Victoria and Albert Museum di Londra e al Louvre di Parigi, e vanta già esposizioni in Italia e all’estero (Livorno, Firenze, Francoforte sul Meno); il secondo, formatosi all’Accademia di Belle arti a Firenze, porta a Sarteano la tecnica dell’inchiostro liquido steso con il pennello e la penna, tecnica poco utilizzata: è difficile e penetrante come un ago sulla pelle. L’evento che si inserisce a pieno titolo nel calendario di Valdichiana capitale della cultura 20205. Anzi, esprime il senso di un cartellone teso alla produzione culturale, alla partecipazione attiva dei cittadini. E non solo. «La mostra – sottolinea l’assessore alla cultura del Comune di Sarteano, Flavia Rossi – è parte integrante del ricco cartellone, approntato dal Comune di Sarteano – in vista del Natale e del nuovo anno. È in programma un itinerario che prevede la mostra interattiva “Mixerplace, creare l’arte con l’arte” di Giuseppe Ragazzini, e tappe dedicate ai presepi, tra “tradizione e innovazione, dalle statuine napoletane del Settecento alle opere di Alfonso Pepe a cura di Stefano Rappuoli, dai diorami dedicati alla vita di Gesù alle nuove collezioni internazionali nello spazio espositivo dedicato ai presepi da tutto il mondo». 

La mostra sarteanese, che resterà aperta sino all’11 gennaio 2026, è un omaggio al disegno, presente sia nella tradizione antica che contemporanea, continuo oggetto di studi tendenti a stabilire con chiarezza la natura, i compiti e le potenzialità. Il tratto grafico che racchiude e svela la consistenza dei corpi e delle forme pone, in effetti, problemi di carattere ottico, ma anche filosofico nel senso più ampio. La definizione di “disegno”, che si può leggere nelle Vite di Giorgio Vasari del 1568. è ancor oggi efficacissima nel sottolineare le prerogative dell’immagine disegnata, al di là degli stessi limiti fisici, tecnici e percettivi che ne rendono più o meno difficoltosa la codificazione. Il disegno nasce da un’azione congiunta della mano e dell’intelletto, che nessun soggetto contaminato dalla tecnologia può mettere in ombra. È ancora “idea” e, al tempo stesso, è già “opera”. Sempre secondo Vasari: «Perché il disegno, padre delle tre arti nostre, architettura, scultura e pittura, procedendo dall’intelletto, cava di molte cose un giudizio universale, simile a una forma o vero idea di tutte le cose della natura, la quale è singolarissima nelle sue misure, di qui è che non solo nei corpi umani e degl’animali, ma nelle piante ancora, e nelle fabriche e sculture e pitture cognosce la proporzione che ha il tutto con le parti, e che hanno le parti fra loro e col loro insieme. E perché da questa cognizione nasce un certo concetto e giudizio che si forma nella mente quella tal cosa, che poi espressa con le mani si chiama disegno, si può conchiudere che esso disegno altro non sia che una apparente espressione e dichiarazione del concetto che si ha nell’animo, e di quello che altri si è nella mente imaginato e fabricato nell’idea».

 

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