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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Una politica senza metodo e contenuti

Gli utili della Fondazione MPS

di Enzo Martinelli

SIENA. All’Amministrazione provinciale fanno capo per legge solo competenze relative alle strade e all’edilizia scolastica per gli istituti superiori. Gli amministratori della Fondazione MPS invece devono tutelare il patrimonio dell’Ente e distribuire gli utili di bilancio alla collettività. Due strutture gestite da soggetti nominati, in secondo grado, dalla classe politica direttamente eletta dai cittadini. Eppure a presiedere la riunione sui futuri programmi della Fondazione MPS, c’erano i presidenti dei due Enti, mentre i sindaci del territorio senese hanno recitato il ruolo di invitati, uditori e richiedenti. Insomma la democrazia alla rovescia con “i nominati” che dirigono l’orchestra e “gli eletti” che suonano la sinfonia dei… desideri. Altra anomalia. Per molti lunghi mesi si è pensato ai nominativi da confermare o piazzare negli organi gestionali della Fondazione. Nessun partito o Ente locale ha proposto uno straccio di programma in vista della nomina dei nuovi amministratori. Anche in questo caso l’occupazione delle poltrone ha totalmente prevalso sul valore delle proposte e delle idee di cui le forze politiche “dicono” di essere portatrici. Comportamento che ovviamente non rafforza la dialettica dell’alternativa, sale della vita democratica.

L’assenza del rispetto dei limiti alle competenze proprie di ogni istituzione e dei metodi che presiedono alla loro gestione, ha reso pressoché inconcludente l’esito della riunione sui veri contenuti che si sarebbero dovuti affrontare e cioè “come e per quali scopi distribuire in futuro gli utili di bilancio della Fondazione”. La presidente della Provincia Carletti ha proposto “una pianificazione integrata e strutturata con gli enti locali” per sostenere le politiche attinenti “ lavoro, giovani, welfare, emergenza abitativa, cultura, conservazione del patrimonio”. Richiesta fuori misura a una Fondazione che finora ha distribuito meno di dieci milioni di euro l’anno, somma che ripartita tra i 35 Comuni rappresenterebbe solo una miseria nei bilanci milionari degli Enti locali. La proposta è anche fuori quadro rispetto alla normativa primaria e statutaria della Fondazione che vincola la distribuzione degli utili a specifici comparti. Infine è anche fuori del tempo, laddove sollecita “una visione di pianificazione strategica condivisa” a due coalizioni politiche ad un anno di distanza dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento e a due anni dalle amministrative per il Sindaco. Sterilizzare le contrapposizioni in siffatta stagione è perfino ingenuo.

I sindaci nel dibattito hanno allargato lo spettro delle analisi e dei suggerimenti segnalando bisogni e attese delle loro comunità. Quando le necessità del territorio sono tante e le risorse finanziarie a disposizione sono scarse, alla politica non si chiede di ristendere l’elenco infinito delle speranze e dei desideri, ma di fare scelte: poche, precise e chiare. Dunque prima di praticare ulteriormente la via del “riunionismo parolaio e includente” sarà bene dare retta al neo presidente della Fondazione Coppini che ha chiosato: “Prima di parlare di qualsiasi cosa è fondamentale stabilire il metodo di lavoro”. Una volta stabilite le regole d’ingaggio si potranno distribuire con saggezza e “non a pioggia, come in passato”, le risorse a disposizione che a Siena sono “poche”. Ma su quest’ultima annotazione torneremo un’altra volta. 

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