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Siena celebra la longevità ma il bilancio racconta altro

di Pierluigi Piccini

SIENA. C’è un numero che vale più di mille convegni. È il numero che un bilancio comunale oppone, silenziosamente, ai discorsi sulla longevità attiva, sulla responsabilità collettiva, sul tessuto sociale che farebbe di Siena una quasi-zona-blu del Centro Italia.

Quel numero è tre. Tre euro per abitante: quanto il Comune ha destinato nel 2024 agli interventi contro il rischio di esclusione sociale. È il dato del consuntivo 2024 — l’ultimo rendiconto approvato, quello che fotografa la spesa reale e non le intenzioni dichiarate, il riferimento più aggiornato e verificabile disponibile. Un dato in crescita rispetto agli anni precedenti — 1,1 euro nel 2022, 1,3 nel 2023 — ma che resta lontanissimo dalla media nazionale di 29,3 euro pro capite, calcolata su enti della stessa tipologia e fascia demografica. Siena, nell’anno migliore del triennio, investe su questo capitolo circa il dieci per cento di ciò che spendono in media i Comuni italiani comparabili.

Pochi mesi fa lo stesso Comune ha organizzato la terza edizione degli Stati generali della salute dedicati alla longevità attiva: tavole rotonde sulle zone blu, laboratori di stile di vita, screening preventivi, e un sindaco che ha dichiarato che «il benessere dei propri cittadini non può che essere un tema centrale per un’amministrazione comunale». Parole giuste. Ma un’amministrazione si misura sui numeri, non sulle parole. E i numeri dicono che, mentre si discute di vivere bene e a lungo, la voce di bilancio dedicata a chi vive male e in difficoltà vale, nell’anno migliore, tre euro a testa.

Le zone blu citate nel convegno — Sardegna, Okinawa, Ikaria — sono luoghi dove si vive a lungo per ragioni ambientali, alimentari, relazionali. Citarle in un contesto istituzionale senese è un piccolo furto simbolico: si prende il fascino del concetto e si dimentica la sua sostanza. Le zone blu non reggono il loro welfare con la Fondazione Monte dei Paschi e le convenzioni con il Terzo Settore. Sono comunità rurali, spesso povere, dove la longevità nasce dalla frugalità e dall’integrazione orizzontale — non dalla gestione pubblica esternalizzata dei servizi.

L’assessore ai servizi sociali Papi ha risposto al dato con un comunicato tecnicamente corretto: molti interventi transitano attraverso la Società della Salute, i fondi regionali, il cofinanziamento della Fondazione MPS; aggregando tutto, si arriva a 54,40 euro pro capite. Va bene. Ma allora il problema è esattamente quello che l’assessore descrive senza rendersene conto: il welfare senese è strutturalmente dipendente da fonti esterne.

Quando la Fondazione riduce i contributi — ed è già successo — il sistema si incrina. Quando i fondi PNRR finiscono — e finiranno — il buco si vede. Siena non ha costruito un presidio autonomo, e non mostra intenzione di farlo.

Il consuntivo 2024 aggiunge un’ulteriore inquietudine: i residui attivi salgono da 61 a 102 milioni, i residui passivi raggiungono i 21 milioni con 14 concentrati sulle spese correnti. Un bilancio che incassa e non spende, o spende in ritardo, è un bilancio che si tutela formalmente mentre lascia i servizi reali in sospeso.

Sullo sfondo, i numeri della non autosufficienza: nella zona distretto senese i posti RSA accreditati sono 421, quelli occupati 472. A gennaio 2025 vengono annunciati come conquista otto posti letto riattivati a bassa intensità assistenziale. Otto posti, in una città con il 25% di over 65 — una delle percentuali più alte d’Italia, dato esibito con orgoglio in ogni convegno sulla longevità. A livello nazionale servirebbero circa il doppio dei posti RSA esistenti; le rette mensili oscillano tra 2.500 e 3.200 euro; le liste d’attesa arrivano a un anno.

L’assessore Giordano, agli Stati generali, ha detto una cosa interessante quasi di sfuggita: che non basta un’assistenza socio-sanitaria efficace, che serve una responsabilità collettiva. La frase suona progressista. Ma responsabilità collettiva può significare due cose opposte: lo Stato, che si fa carico strutturalmente dei bisogni dei fragili, oppure le famiglie e il volontariato, che suppliscono a ciò che lo Stato non vuole fare. In Italia è quasi sempre la seconda. È il figlio che lascia il lavoro per accudire il genitore. È la Misericordia che copre i buchi dell’assistenza pubblica con generosità ammirevole e una struttura che nessun bilancio pubblico reggerebbe.

La retorica della responsabilità collettiva funziona sempre bene nei convegni. Nel bilancio quella retorica ha un prezzo, e a Siena nel 2024 quel prezzo era tre euro a testa. Il Lorenzetti del Buon Governo che campeggia nel Palazzo Pubblico a pochi metri da dove si decide il bilancio raffigura una città in cui i vecchi camminano con dignità. È un affresco del Trecento. Sarebbe utile aggiornarsi.

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