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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Santucci (FBS): “La formazione dei giovani è il punto di partenza”

SIENA. La Giornata del Made in Italy richiama con forza il ruolo della scienza come elemento strutturale per il futuro del Paese. Le biotecnologie rappresentano uno dei campi più avanzati che incidono sulla salute, rafforzano la capacità industriale e aprono nuove prospettive economiche. Un messaggio ribadito con forza anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha richiamato la necessità di investire in modo stabile su ricerca, formazione e capitale umano per consolidare il posizionamento dell’Italia nello scenario europeo e internazionale. In questo contesto la Fondazione Biotecnopolo di Siena si conferma come uno dei punti di riferimento del sistema nazionale. Un luogo dove ricerca e formazione si incontrano pensato per favorire la crescita delle competenze e la circolazione delle idee. Un modello che guarda alla tradizione scientifica italiana e la proietta in una dimensione contemporanea, fatta di collaborazione, apertura e visione internazionale.

“La formazione è il vero punto di partenza, perché senza giovani preparati non esiste ricerca capace di durare nel tempo e non esiste un sistema che possa competere a livello internazionale – ha dichiarato Annalisa Santucci, vicepresidente della Fondazione con delega alla formazione – ed è proprio per questo che esperienze come il Dottorato Nazionale frutto della sinergia fra Fondazione e Università di Siena assumono un valore strategico, perché mettono insieme competenze diverse, collegano università e centri di ricerca, creano una comunità scientifica ampia e permettono ai giovani di confrontarsi in contesti di alto livello”.

“La formazione avanzata non è solo trasmissione di conoscenze ma è costruzione di relazioni e di metodo, perché i momenti più importanti della crescita scientifica nascono dal confronto tra persone, dalla possibilità di discutere idee e di creare legami che nel tempo diventano collaborazioni concrete – ha aggiunto, richiamando anche il valore delle scuole di dottorato e dei programmi di alta formazione – è in questi contesti che si sviluppa quel senso di appartenenza a una comunità scientifica che rende la ricerca più solida, più credibile e più capace di produrre risultati duraturi”.

Un passaggio centrale riguarda la capacità di trattenere il talento. “Dobbiamo attrarre giovani eccellenti e dobbiamo essere in grado di offrire loro prospettive concrete, perché il rischio è quello di formare competenze di altissimo livello e poi perderle, mentre il nostro obiettivo deve essere quello di costruire un sistema capace di accompagnare i giovani lungo tutto il percorso, dalla formazione alla ricerca, fino all’applicazione, creando condizioni che permettano loro di restare e di contribuire allo sviluppo del Paese”.

La Fondazione Biotecnopolo di Siena si muove in questa direzione. Lavora per rafforzare l’ecosistema delle scienze della vita made in Italy. Un contesto in cui la ricerca non resta isolata ma si integra con la formazione e con il trasferimento tecnologico favorendo il dialogo tra sapere accademico e applicazione concreta.

Accanto alla formazione, la ricerca rappresenta la prova più evidente di un approccio di valorizzazione del Made in Italy scientifico. “Lavorare su patogeni come la Klebsiella pneumoniae significa affrontare una delle sfide più urgenti della medicina contemporanea, quella della resistenza agli antibiotici, e sviluppare soluzioni innovative che possano avere un impatto reale sulla salute delle persone – ha spiegato Claudia Sala, impegnata in attività di ricerca assieme al gruppo guidato da Rino Rappuoli – ed è proprio questo tipo di risultati che dimostra quanto sia importante investire sui giovani e sulla formazione, perché solo attraverso competenze solide e aggiornate è possibile sviluppare approcci nuovi e affrontare problemi così complessi con efficacia”. 

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