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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

“Quando escono, che città trovano?”

Riflessioni del Partito Democratico di Siena sulle occupazioni studentesche

SIENA. Nel dibattito sulle recenti occupazioni studentesche, merita attenzione un’intelligente provocazione di Federico Frati, dirigente scolastico del Piccolomini di Siena: «Tra occupare una stanza e occupare la scuola […] è meglio occupare una scuola».

Vedere ragazze e ragazzi che si incontrano, discutono, si confrontano e contestano dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. È parte della crescita, del bisogno di stare insieme, di costruire relazioni e trovare il proprio posto nella società. Eppure, ciò che dovrebbe essere normale finisce quasi per sorprenderci, e troppo spesso siamo più pronti a giudicarlo che a comprenderlo.

Ma per comprenderne le ragioni dobbiamo anche guardare il mondo dalla loro prospettiva. Parliamo di una generazione che ha attraversato una pandemia negli anni decisivi per costruire relazioni e amicizie, trovando spesso negli ambienti digitali le occasioni di socialità che le mancavano. Siamo stati noi adulti a mettere loro in mano uno smartphone, anche per sapere dove fossero. E adesso ci lamentiamo perché ci passano troppo tempo.

Intanto, fuori da quello schermo, trovano guerre, crisi climatica, precarietà e un futuro incerto. Una società che parla dell’importanza dei giovani, ma investe troppo poco nelle loro opportunità. Che predica cooperazione e senso civico, mentre propone un modello nel quale ciascuno deve competere e cavarsela da solo.

In questo contesto, il desiderio di incontrarsi, protestare e prendere parola, anche attraverso forme che possiamo non condividere, dovrebbe spingerci prima di tutto ad ascoltare, anziché limitarci a giudicare.

Ed è qui che la riflessione di Frati ci porta a interrogarci su Siena e su quanto la nostra città sappia coinvolgere i giovani nella propria vita sociale.

Una città dove anche la socialità sembra essere diventata qualcosa da acquistare. Dove per incontrarsi, coltivare interessi o semplicemente stare insieme bisogna troppo spesso essere clienti, anziché cittadini. Come se anche il diritto di stare insieme dovesse passare da una cassa.

È una riflessione che, come Partito Democratico di Siena, vogliamo raccogliere nella costruzione del nostro programma. Rimettere al centro i giovani significa ripensare un modello di città nel quale le opportunità di incontro e partecipazione dipendono sempre più dalle disponibilità economiche. Ma significa anche farli sentire parte della comunità, non semplici spettatori di una vita collettiva organizzata da altri. Non basta mettere a disposizione qualche locale: occorre creare le condizioni perché possano incontrarsi, sperimentare, organizzarsi e contribuire alle scelte della città. C’è una bella differenza tra organizzare attività per i giovani e permettere loro di immaginarle e realizzarle.

Forse dovremmo chiederci che cosa abbiamo progressivamente sottratto alle nuove generazioni: autonomia, opportunità, occasioni di incontro e partecipazione. E soprattutto come restituire loro la possibilità di essere protagonisti della vita della città.

Partito Democratico di Siena

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