Riflessioni del Partito Democratico di Siena sulle occupazioni studentesche
SIENA. Nel dibattito sulle recenti occupazioni studentesche, merita attenzione un’intelligente provocazione di Federico Frati, dirigente scolastico del Piccolomini di Siena: «Tra occupare una stanza e occupare la scuola […] è meglio occupare una scuola».
Vedere ragazze e ragazzi che si incontrano, discutono, si confrontano e contestano dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. È parte della crescita, del bisogno di stare insieme, di costruire relazioni e trovare il proprio posto nella società. Eppure, ciò che dovrebbe essere normale finisce quasi per sorprenderci, e troppo spesso siamo più pronti a giudicarlo che a comprenderlo.
Ma per comprenderne le ragioni dobbiamo anche guardare il mondo dalla loro prospettiva. Parliamo di una generazione che ha attraversato una pandemia negli anni decisivi per costruire relazioni e amicizie, trovando spesso negli ambienti digitali le occasioni di socialità che le mancavano. Siamo stati noi adulti a mettere loro in mano uno smartphone, anche per sapere dove fossero. E adesso ci lamentiamo perché ci passano troppo tempo.
Intanto, fuori da quello schermo, trovano guerre, crisi climatica, precarietà e un futuro incerto. Una società che parla dell’importanza dei giovani, ma investe troppo poco nelle loro opportunità. Che predica cooperazione e senso civico, mentre propone un modello nel quale ciascuno deve competere e cavarsela da solo.
In questo contesto, il desiderio di incontrarsi, protestare e prendere parola, anche attraverso forme che possiamo non condividere, dovrebbe spingerci prima di tutto ad ascoltare, anziché limitarci a giudicare.
Ed è qui che la riflessione di Frati ci porta a interrogarci su Siena e su quanto la nostra città sappia coinvolgere i giovani nella propria vita sociale.
Una città dove anche la socialità sembra essere diventata qualcosa da acquistare. Dove per incontrarsi, coltivare interessi o semplicemente stare insieme bisogna troppo spesso essere clienti, anziché cittadini. Come se anche il diritto di stare insieme dovesse passare da una cassa.
È una riflessione che, come Partito Democratico di Siena, vogliamo raccogliere nella costruzione del nostro programma. Rimettere al centro i giovani significa ripensare un modello di città nel quale le opportunità di incontro e partecipazione dipendono sempre più dalle disponibilità economiche. Ma significa anche farli sentire parte della comunità, non semplici spettatori di una vita collettiva organizzata da altri. Non basta mettere a disposizione qualche locale: occorre creare le condizioni perché possano incontrarsi, sperimentare, organizzarsi e contribuire alle scelte della città. C’è una bella differenza tra organizzare attività per i giovani e permettere loro di immaginarle e realizzarle.
Forse dovremmo chiederci che cosa abbiamo progressivamente sottratto alle nuove generazioni: autonomia, opportunità, occasioni di incontro e partecipazione. E soprattutto come restituire loro la possibilità di essere protagonisti della vita della città.
Partito Democratico di Siena


