La sanità delle aree interne condannata alla precarietà a scadenza
SIENA. Chiusura per Poggibonsi, monitoraggio di sei mesi per Montevarchi, deroga di 12 mesi per Nottola. Il verdetto espresso dal Comitato Percorso Nascite del Ministero della Salute traccia un solco profondo nel futuro della Toscana meridionale, da un lato la bocciatura per il punto nascita di Compostaggia a Poggibonsi, dall’altro la concessione di un rinvio temporaneo per l’ospedale di Nottola a Montepulciano e per la Gruccia a Montevarchi.
Ma se per la Valdelsa si tratta di un colpo durissimo, per la Valdichiana e il Valdarno la grazia a termine ha tutto il sapore di un’illusione burocratica, che rinvia il problema senza risolverlo.
Una decisione contestata con forza dal Partito Socialista Italiano che denuncia come la logica dei solo tagli e dei parametri numerici stia smantellando progressivamente lo stato sociale nei territori periferici.
Per i Socialisti, la chiusura di Campostaggia e l’instabilità infinita a Nottola e Montevarchi rappresenta l’ennesima dimostrazione di una visione centralistica della sanità, che calpesta il principio costituzionale di uguaglianza nell’accesso alle cure. Non si può trattare la salute pubblica come una partita di bilancio, oppure applicare le stesse regole dei grandi centri urbani alle aree interne.
La battaglia dei punti nascita è una battaglia di civiltà politica per evitare lo spopolamento dei borghi e garantire la dignità di chi sceglie di mettere al mondo un figlio fuori dalle grandi direttrici urbane. I cittadini delle aree interne e delle future famiglie non chiedono proroghe ma la certezza di poter nascere e crescere in sicurezza nel proprio territorio.




