SIENA. Da Siena Pirata riceviamo e pubblichiamo.
“Nel Paese in cui la precarietà è l’unica certezza, il sistema previdenziale compie un vero e proprio miracolo quotidiano: essere contemporaneamente la bomba a orologeria dei conti pubblici e il vero, insostituibile, pilastro del welfare familiare.
Da un lato, i numeri cantano una melodia funesta. Spendiamo per la previdenza un quarto della nostra intera spesa pubblica – un record europeo in rapporto al PIL che farebbe sbiancare qualsiasi economista di Bruxelles -, promettendo a chi lavora oggi assegni futuri sempre più tardivi e leggeri. Insomma, un banchetto in cui i giovani pagano il conto per una cena a cui non sono stati invitati.
Dall’altro lato, però, emerge la sublime ironia del “Modello Italia”: la pensione dei nonni è l’unico, vero ammortizzatore sociale rimasto. In un mercato del lavoro asfittico, con stipendi reali fermi a trent’anni fa e un welfare pubblico ridotto all’osso, è proprio l’assegno previdenziale degli anziani a pagare l’affitto dei nipoti precari, a finanziare le start-up dei figli e a tenere in piedi i consumi.
Le pensioni italiane sono insostenibili per lo Stato, ma assolutamente vitali per la sopravvivenza dei cittadini. Un paradosso perfetto: il cappio al collo dei conti pubblici è anche la ciambella di salvataggio della società. Se domani lo Stato decidesse finalmente di risanare i conti tagliando le pensioni, l’intero welfare familiare italiano crollerebbe all’istante: senza l’assegno dei nonni a pagare i mutui dei figli precari e la spesa per i nipoti disoccupati, metà delle famiglie dichiarerebbe bancarotta entro ventiquattr’ore.
L’INPS non è più solo un istituto di previdenza, ma la più grande agenzia di salvezza familiare del mondo. Non ci resta che sperare che il collasso finanziario continui a salvarci, almeno fino al prossimo mese!”.




