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Il cuoco di plastica e l’Ufficio dell’Ornato

di Andrea Pagliantini

SIENA. Quando nella Siena del Quattrocento esisteva l’Ufficio dell’Ornato, esso si occupava del decoro e della pulizia della città, oltre a dettare i criteri di costruzione e mantenimento degli edifici, affinchè chiunque si trovasse a passare avrebbe potuto trovare un centro abitato pulito, pieno di grazia e di stile.

Ciò che nei secoli è stato costruito è sotto gli occhi di tutti ed è uno dei motivi che rende Siena una delle città più affascinanti del mondo.

Ma il turismo è un’industria pesante e ciò che i secoli hanno levigato e ingentilito, si trova a dover fare i conti con il fenomeno delle orde in bermuda e infradito, che da una città storica si aspettano alcune belle foto di rito in uno dei luoghi più caratteristici per poi passare a cose ben più sazianti per lo stomaco e non per lo spirito.

In una zona come San Domenico, da cui si scorge tutta la città stesa di fronte, composta dal rosso tipico dei mattoni, coppi e tegole coperti di licheni bianchi e gialli, campanili che sovrastano gli edifici e dal bianco massiccio e cangiante del Duomo, quel pupazzone di plastica a forma di cuoco che regge un calice di bevanda arancione e una lavagnetta con su scritto “Oggi fiorentina”, è un po’ sgranato dal contesto di un sito Unesco.

Difficile anche per un villeggiante che viene da lontano non capire che nella piaggia posta sotto la Basilica di San Domenico, si mangia in tre modi diversi in quei tre capanni/dehors che strabordano dalla porta dei locali verso l’esterno.

Quel cuoco di plastica con Siena distesa alla sue spalle non fornisce la (superflua) indicazione che poco distante c’è modo di riempirsi lo stomaco, ma l’indicazione che a Siena il vecchio Ufficio dell’Ornato non esiste più.

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